Un cortometraggio per i detenuti del Carcere di Giarre -
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Un cortometraggio per i detenuti del Carcere di Giarre

Un cortometraggio per i detenuti del Carcere di Giarre

“Il Re da salvare”. E’ il titolo del cortometraggio che è stato proiettato nella sala teatro della Casa Circondariale di Giarre, quale risultato finale del  laboratorio artistico di scrittura creativa e teatro “ Dalle parole alla scena “, realizzato dall’I.I.S. “Fermi – Guttuso” – C.T.P. 13, grazie all’iniziativa del dirigente scolastico, dr.ssa Tiziana D’Anna, in collaborazione con la Casa Circondariale.

cella_4Un social movie, all’interno di un istituto di pena è un fatto di per sé eccezionale, perché, si sa, le porte di un carcere non si aprono tanto facilmente. Grande emozione per l’incontro tra i ristretti del carcere di Giarre, sezione a regime aperto, e le Istituzioni Scolastiche. Partecipata e intensa è stata anche l’attività realizzata con la sperimentazione di una progettualità condivisa nel miglioramento dei rapporti umani nonché nell’integrazione culturale e nell’abbattimento delle barriere di marginalizzazione.

Dopo qualche perplessità iniziale, quando ancora la realizzazione del corto sembrava un sogno irrealizzabile, una ventina di corsisti della sezione a regime aperto si sono messi in gioco, lezione dopo lezione, dapprima intervenendo nel laboratorio di scrittura creativa e successivamente lavorando con entusiasmo nella veste di narratori, attori, sceneggiatori, ma anche di collaboratori e tecnici. Il corto è stato realizzato nel carcere giarrese dove la videocamera è entrata grazie all’autorizzazione del Ministero della Giustizia e del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria ed alla disponibilità del direttore dell’Istituto, Aldo Tiralongo, del Comandante, dr. Bruno, e dei funzionari giuridico – pedagogici, F. Cocuzza e M. Romano. Difficile, se non impossibile da raccontare, sottolinea il Dirigente D’Anna, anche per il tipo di rapporto che si è creato con i detenuti e per la sinergia con la direzione, con la dottoressa  Romano, gli educatori e il comandante di polizia penitenziaria. Attraverso 60 ore di vita dietro le sbarre, insieme ai giovani detenuti,  il regista Daniele Nunzio Consoli, affiancato dalla  prof.ssa Marisa Brancato, ha trasformato l’aula scolastica in un vero e proprio set cinematografico.

Quello che ha preso corpo è stato il racconto di una quotidianità diretta, che i detenuti, afferma il regista Consoli, hanno voluto condividere. I ragazzi hanno attribuito all’evento una grande valenza sia a livello formativo che emozionale, anche grazie all’instaurazione di un assiduo confronto su sistemi valoriali alternativi ed alla promozione di principi di legalità. Oltre agli obiettivi specifici, quali il potenziamento della lingua italiana e la comprensione degli aspetti tecnici della realizzazione di un cortometraggio, il progetto è stato importante per aver consolidato in loro l’autostima e per averli resi partecipi di tutte le difficoltà legate alla realizzazione di progetti in regime di detenzione, nel rispetto delle regole e dei diritti. Al progetto, altresì, ha partecipato un’ospite di eccezione, l’attrice Elaine Carmen Bonsangue, soddisfatta di condividere una simile esperienza con i ristretti.

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