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Fuga o presa di coscienza?

Fuga o presa di coscienza?

Riposto: le dimissioni dell’assessore Antonino Leotta regalano un nuovo elemento di riflessione per la “città aperta” inaugurata dall’avvento del sindaco Caragliano

Si legge “incompatibilità” ma, nella sostanza, potrebbe voler dire tutto e il contrario di tutto. La motivazione delle dimissioni dell’assessore Antonino Leotta è tutta in questa parola: “incompatibilità”. Incompatibilità con il sindaco Caragliano e con l’assessore Pappalardo Fiumara, ha spiegato lo stesso Leotta nella sua nota dove comunica la decisione delle dimissioni. E così, dopo il consigliere Michele D’Urso, passato tra le fila dell’opposizione, l’Amministrazione di Riposto, guidata dal sindaco Enzo Caragliano, perde il secondo pezzo.

Una perdita che il Primo cittadino, in maniera apparsa piuttosto sprezzante, liquida in poche parole: “Con riferimento alle dimissioni dell’assessore Antonino Leotta quale componente della Giunta Municipale di Riposto, mi preme rilevare come la decisione dello stesso, seppur improvvisa, non mi coglie di sorpresa. Invero l’assessore Leotta nei pochi mesi del suo mandato per un verso non ha mai dato stimoli propulsivi all’attività dell’Amministrazione Comunale; per altro verso non si è mai integrato nell’intenso lavoro di équipe che ha caratterizzato l’attività amministrativa svolta dagli assessori della mia Giunta. Il suo naturale avvicendamento connesso alla necessità di avere una giunta di 4 assessori che dedichino tempo e capacità per la gestione della cosa pubblica viene così anticipato di qualche settimana. Ringrazio comunque l’assessore Leotta per la disponibilità manifestatami al momento della nomina dei componenti della Giunta”.

Parole che, neppure tanto fra le righe, fanno intendere che l’avvicendamento era comunque previsto. Dopo appena sei mesi dall’insediamento? Questo è quello che si intuisce. Per far posto, ormai è chiaro, ad un rappresentante della componente di “Libertà e Pensiero”, il gruppo consiliare formato da Daidone, Virgitto, Maccarrone e Scalia. Dimissioni forzate oppure frutto di un forte malessere? Le dichiarazioni di Leotta fanno propendere per questa seconda ipotesi. E, a rafforzare queste sensazioni, troviamo le riflessioni messe a disposizione dei razzolatori (Pardon, frequentatori…) del “cortile virtuale” (dicasi “Facebook”) da parte dell’assessore Pappalardo Fiumara. L’assessore usa termini soft (“Se per incompatibilità ambientale il Sig. Leotta intende dire che la Giunta Caragliano, caratterizzata da estrema correttezza politico-istituzionale, non è l’habitat ideale per il suo modo di fare politica, allora devo dargli ragione”), regala assoli di pura democrazia (“il signor Leotta non ha voluto recepire questa indicazione di lavoro e ha manifestato individualismi deteriori e certamente non in linea con una corretta e funzionale appartenenza ad un team che elabora progetti e con sinergia lavora per la loro realizzazione”), si innalza oltre le vette della politica del fare quotidiano (“Se per incompatibilità funzionale, il Sig. Leotta intende riferirsi al fatto che il Sindaco e gli altri componenti della Giunta si sono contraddistinti per un’intensa e diuturna presenza attiva nell’operare amministrativo, non congeniale alla sua concezione di governo politico della città, allora, ancora una volta, devo dargli ragione; infatti, attività del sig, Leotta, quale assessore del Comune di Riposto, si è caratterizzata, per la maggior parte del tempo impiegato, nell’attribuzione di responsabilità, in varie questioni, ad altri componenti della Giunta indirizzando in questo modo disagi e malesseri della parte più debole della cittadinanza ripostese contro dipendenti comunali e, soprattutto, verso gli amministratori”) e, addirittura, scopre la vera natura del dimissionario Leotta: un sobillatore di anime, di deboli menti facilmente controllabili ed indirizzabili, un Masaniello fuori controllo (“Io stesso, nella mia qualità di assessore alla solidarietà sociale, ho dovuto affrontare in varie occasioni, richieste pressanti accompagnate da attacchi personali ed intimidazioni da parte di cittadini, indirizzati a me e indottrinati dall’assessore dimissionario”). Fortuna che non ci è scappato il morto!

Eppure, per chi ha conosciuto Nino Leotta prima di diventare assessore, questo quadro risulta fasullo. Chi ha conosciuto Nino Leotta, ha conosciuto un sindacalista battagliero, una persona onesta, un amministratore che, in prima persona, ha operato per andare oltre ritardi e lentezze, anche scavalcando il “culo di piombo” di turno (leggasi “funzionario”…) e regalando alla sua Riposto elementi naturali per abbellirla, oltre che parlando con le persone per cercare soluzione ai mille problemi della “Riposto città aperta” figlia della vittoriosa performance elettorale dell’attuale Primo cittadino, vanta ad oggi.

Si tratta, a quanto pare di due persone totalmente differenti. E un dubbio atroce ci attraversa la mente. Non è che, in seno alla Giunta Caragliano, ci sono anche alcuni cloni, ubbidienti ed ossequiosi, che, davanti a qualche anomalia, magari legata all’azione di un neurone libero pensatore, sono destinati ad essere sostituti appena danno segno di eccessiva libertà di discernimento? Ma allora… quale Nino Leotta ha dato le dimissioni? E quanti originali ci sono nella Giunta Caragliano?

Corrado Petralia

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