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Piano delle Bonifiche: “bocciati” i Comuni di Linguaglossa, Mascali e Randazzo

Piano delle Bonifiche: “bocciati” i Comuni di Linguaglossa, Mascali e Randazzo

Le tre municipalità etnee risultano tra le oltre sessanta in Sicilia escluse dall’accesso ai fondi europei destinati al risanamento delle ex discariche. Per rimediare ci sarebbe ancora tempo sino al prossimo settembre, ma è improbabile che gli enti locali possano accollarsi i costi delle complesse analisi preliminari richieste

E’ sempre la solita storia del cane che si morde la coda: i Comuni avrebbero la preziosa opportunità di accedere ai fondi europei, ma per riuscire in tale impresa devono preventivamente impiegare risorse finanziarie proprie che, con i tempi di magra che corrono, è pressoché impossibile reperire. Da qui la “bocciatura” di numerose municipalità siciliane medio-piccole che non hanno trovato i soldi per poter rientrare nel cosiddetto “Piano delle Bonifiche”, ossia l’anagrafe delle aree, in passato adibite a discariche dei rifiuti, che adesso sarebbe possibile risanare attraverso i fondi europei Po-Fesr.

In pratica, le Amministrazioni Comunali interessate avrebbero dovuto, tra il 2016 ed il 2017, far effettuare a loro spese gli studi necessari a conoscere il parametro denominato “C.S.R.” (acronimo di “Concentrazioni Soglia di Rischio”), indicante il livello di inquinamento di un sito in maniera tale da poter valutare, con dati tecnici alla mano, se dover procedere o meno ad un intervento di bonifica. Si trattava, dunque, di disporre prelievi, analisi e progettualità da affidare a professionalità ed agenzie esterne che, chiaramente, non avrebbero lavorato “per la gloria”, ma a fronte di compensi dagli importi di fatto proibitivi per tanti enti locali che riescono a malapena a garantire gli stipendi ai propri dipendenti.

Sta di fatto che nei giorni scorsi sono stati firmati una trentina di provvedimenti, recapitati ad altrettante municipalità, con cui l’apposito Dipartimento della Regione Siciliana ha comunicato alle Amministrazioni Comunali destinatarie la cancellazione dal corposo elenco delle aree da sottoporre ad eventuale bonifica.

Una discarica dei rifiuti risanata attraverso una particolare copertura

Una seconda “raffica” di tali comunicazioni (almeno un’altra trentina) è prevista a giorni, ma intanto, con questa prima “scrematura”, dal Piano Bonifiche sono stati cancellati, tra gli altri, i Comuni etnei di Linguaglossa, Mascali e Randazzo. Questi ultimi, così come tutti gli altri esclusi, avevano ricevuto nello scorso mese di luglio un “ultimatum” in cui le autorità regionali sottolineavano come «gli stringenti requisiti di ammissibilità imposti dall’Unione Europea per accedere alla linea di finanziamento dei Po-Fesr prevedono di finanziare soltanto interventi di bonifica-messa in sicurezza permanente su siti presenti nel Piano delle Bonifiche». Tradotto in soldoni ciò significa che per poter beneficiare di questo tipo di fondi europei bisognava prima dimostrare di averne effettivamente diritto sulla base dei costosi studi, cui prima si accennava, attestanti i livelli di rischio delle ex discariche.

Non tutto, comunque, potrebbe essere perduto. Più che di una “bocciatura” si tratta infatti di un “rinvio a settembre”, ossia quello del prossimo anno, nuovo e probabilmente definitivo termine entro il quale i Comuni “cattivi” avranno la possibilità di “redimersi” presentando alla Regione Siciliana i parametri di rischio delle rispettive discariche. Resterebbero, pertanto, ancora dieci mesi di tempo per poter rientrare nell’ambìto Piano delle Bonifiche, ma il problema rimane sempre quello: riusciranno in questi dieci mesi i Comuni a “dribblare” i vari patti di stabilità e le varie “spending review” per riuscire a reperire le risorse economiche da impiegare nell’acquisizione dei complessi dati preliminari richiesti dall’Unione Europea e dalla Regione Siciliana?

Da evidenziare che non si è in presenza di un semplice problema “buro-finanziario” in quanto è in gioco la salute pubblica: gli auspicabili interventi di bonifica riguardano siti adibiti a discarica tra gli anni Ottanta e Novanta, quando non esistevano normative né sensibilità di tipo ambientale, ed il sottosuolo, in assenza di limitazioni e divieti, veniva riempito di rifiuti di ogni genere, che a tutt’oggi potrebbero produrre effetti nefasti per i relativi territori e per coloro che in questi ultimi vivono.

Da considerare anche che con una discarica risanata i Comuni potrebbero ricavare, al posto del vecchio “immondezzaio”, parchi ed aree da destinare alla pubblica fruizione, arricchendo così le attrattive e la vivibilità dei loro territori.

Rodolfo Amodeo       

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