Psicologia del rischio: perché facciamo «ancora un passo»
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«Ancora un passo»: la psicologia del rischio nelle decisioni di tutti i giorni

«Ancora un passo»: la psicologia del rischio nelle decisioni di tutti i giorni

La scossa di magnitudo 3.8 avvertita il 21 ottobre nella zona di Milo, con la sospensione delle lezioni a Giarre, Mascali e Riposto, ha riportato in primo piano una domanda che chi vive alle pendici dell’Etna conosce bene: come si decide quando il rischio è reale ma incerto? Uscire subito di casa o aspettare? Fidarsi della propria esperienza o delle indicazioni ufficiali? Sono scelte straordinarie, ma il meccanismo mentale che le guida è lo stesso che usiamo ogni giorno al volante, davanti a un investimento o durante un’escursione.

Il problema è che il nostro cervello non funziona come una calcolatrice. Decenni di ricerca in economia comportamentale mostrano che pesiamo le perdite più dei guadagni, ci affezioniamo a ciò che abbiamo già speso e, una volta avviati, fatichiamo a fermarci. È la logica del «ancora un passo»: un’altra mano a carte tra amici, un sorpasso in più, qualche metro oltre il sentiero segnato per una foto migliore.

Il dilemma è così universale da essere diventato un genere di videogioco. Nei titoli arcade sviluppati da studi come inout games, autori di giochi come Chicken Road, il giocatore avanza una casella alla volta e a ogni passo deve scegliere se fermarsi e mettere al sicuro quanto raccolto o rischiare ancora: una versione digitale del «gioco del pollo» con cui la teoria dei giochi descrive la sfida a chi cede per primo. Lo studio opera con licenze estere, di Curaçao e Anjouan; in Italia le versioni con vincite in denaro sono legali solo sui siti dei concessionari autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e sono vietate ai minori.

In questo articolo vediamo prima perché il cervello valuta il rischio in modo distorto, poi come queste distorsioni si manifestano nella vita quotidiana e infine quali strategie concrete aiutano a decidere meglio.

Perché il cervello non pesa il rischio come una calcolatrice

Le perdite pesano il doppio

Nel 1979 gli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky pubblicarono la teoria del prospetto, uno dei lavori che valsero a Kahneman il premio Nobel per l’economia nel 2002. L’idea centrale è che non valutiamo i risultati in termini assoluti, ma come guadagni o perdite rispetto a un punto di riferimento, e che le perdite ci fanno più male di quanto i guadagni equivalenti ci facciano piacere. Nelle stime successive degli stessi autori, il peso psicologico di una perdita è circa il doppio di quello di un guadagno della stessa entità.

Un esempio classico lo rende evidente. Vi propongono di lanciare una moneta: se esce croce perdete 100 euro, se esce testa vincete 150 euro. Il valore atteso è positivo, pari a 25 euro a lancio (metà di 150 meno metà di 100), eppure la maggior parte delle persone rifiuta. Nei test di laboratorio molti accettano soltanto quando la vincita promessa arriva intorno ai 200 euro. Non è stupidità, ma un meccanismo di prudenza che oggi può costarci caro.

Il peso di ciò che abbiamo già speso

La seconda trappola è l’effetto dei costi irrecuperabili. In un esperimento del 1985, i ricercatori Hal Arkes e Catherine Blumer offrirono abbonamenti teatrali a prezzo pieno o scontato a gruppi di spettatori scelti a caso: chi aveva pagato di più frequentò più spettacoli nella prima parte della stagione, pur avendo ricevuto esattamente lo stesso servizio. Il denaro già speso, che non può essere recuperato, finisce per orientare le decisioni future.

Nella vita di tutti i giorni succede di continuo: si resta in una coda interminabile perché «ormai abbiamo aspettato mezz’ora», si continua a riparare un’auto vecchia perché «ci abbiamo già messo duemila euro». In ognuno di questi casi la domanda corretta sarebbe una sola: da qui in avanti, conviene continuare?

Il gioco del pollo e l’escalation dell’impegno

Il «gioco del pollo» nasce come metafora della teoria dei giochi: due automobilisti corrono l’uno verso l’altro e il primo che sterza perde la faccia. Nessuno vuole cedere, e più la sfida va avanti più cresce il costo di tirarsi indietro, un po’ come in un bluff a poker che nessuno dei due giocatori vuole scoprire. Lo psicologo Barry Staw descrisse negli anni Settanta un fenomeno simile, l’escalation dell’impegno: quando abbiamo investito tempo, soldi o reputazione in una scelta, tendiamo a investirne ancora di più, anche di fronte a segnali negativi, pur di non ammettere l’errore. Vale per i grandi progetti pubblici rimasti a metà come per le piccole ostinazioni personali.

A queste trappole si aggiunge la fallacia dello scommettitore, cioè la convinzione che dopo una lunga serie di eventi uguali sia «dovuto» il risultato opposto. L’esempio più citato risale al 18 agosto 1913, quando a una roulette del casinò di Monte Carlo il nero uscì 26 volte di fila: molti giocatori continuarono a puntare sul rosso, convinti che fosse il suo turno. Ma ogni giro è indipendente, e la probabilità del rosso restava sempre 18 su 37, poco meno del 49%.

«Ancora un passo» nella vita quotidiana

Al volante: il sorpasso e il semaforo giallo

Pochi luoghi mettono alla prova la nostra percezione del rischio come la strada. Facciamo un calcolo su un tratto di 20 chilometri: a 90 km/h servono 13 minuti e 20 secondi, a 100 km/h ne servono 12. Il guadagno è di appena 80 secondi, ottenuti accettando un rischio maggiore per tutto il percorso e una frenata più lunga in caso di imprevisto. Lo stesso vale per il sorpasso azzardato dietro un camion o per l’accelerata sul giallo: il vantaggio è di pochi istanti, la posta in gioco è enorme. Il cervello, però, percepisce il beneficio come immediato e certo, mentre il pericolo resta astratto, finché non diventa concreto.

I soldi: vendere troppo presto, tenere troppo a lungo

In finanza la stessa distorsione ha un nome preciso: effetto disposizione, descritto da Hersh Shefrin e Meir Statman nel 1985. Gli investitori tendono a vendere troppo in fretta i titoli in guadagno, per assaporare la vittoria, e a tenere troppo a lungo quelli in perdita, sperando di «rientrare». La matematica non aiuta: se un’azione comprata a 10 euro scende a 8, ha perso il 20%, ma per tornare al prezzo iniziale deve guadagnare il 25%. Se scende a 5, ha perso la metà e deve raddoppiare. Più si aspetta, più la risalita richiesta diventa ripida, e più è forte la tentazione di fare «ancora un passo» nella speranza che le cose cambino. Per questo una buona gestione del budget conta più della singola scelta: decidere in anticipo quanto si è disposti a perdere protegge dall’impulso di rincorrere le perdite.

In montagna: la febbre della vetta

Chi frequenta l’Etna sa che i limiti di accesso alle zone sommitali non sono un capriccio burocratico. Eppure ogni anno c’è chi supera i percorsi consentiti per avvicinarsi ai crateri o scattare una foto più spettacolare. Gli alpinisti chiamano questo fenomeno «febbre della vetta»: più la meta è vicina, più è difficile rinunciare, anche quando il meteo peggiora o la stanchezza cresce. Le spedizioni più esperte fissano un orario limite prima di partire: a quell’ora si torna indietro, ovunque ci si trovi. È una regola semplice che sottrae la decisione al momento in cui siamo meno lucidi.

DistorsioneCosa succedeEsempio quotidianoContromisura
Avversione alle perditeLe perdite pesano circa il doppio dei guadagniRifiutare una scommessa con valore atteso positivoRagionare sul valore atteso, non sulla paura
Costi irrecuperabiliIl denaro già speso guida le scelte futureRiparare all’infinito un’auto vecchiaChiedersi solo se conviene continuare da qui in avanti
Escalation dell’impegnoPiù si investe, più si fatica a fermarsiInsistere su un progetto che non funzionaFissare in anticipo un punto di uscita
Effetto disposizioneVendere i guadagni, tenere le perditeConservare un titolo in calo «per rientrare»Rivalutare ogni posizione come se fosse nuova

Come decidere meglio quando c’è in gioco il rischio

Regole decise prima, non durante

Nel mito, Ulisse si fa legare all’albero della nave per resistere al canto delle sirene. Gli economisti chiamano questa strategia autovincolo, o pre-impegno: si prendono le decisioni importanti a mente fredda, prima che l’emozione del momento entri in gioco. Ecco alcune regole pratiche:

  1. Stabilite il punto di uscita prima di iniziare: un orario, una cifra massima, un obiettivo raggiunto il quale ci si ferma.
  2. Separate i budget: i soldi destinati al tempo libero non devono mai toccare quelli per le spese essenziali.
  3. Usate la regola del 10-10-10: come mi sentirò per questa scelta tra 10 minuti, 10 mesi e 10 anni?
  4. Chiedete un parere esterno: una persona di fiducia non è coinvolta emotivamente e vede più facilmente i costi irrecuperabili.
  5. Scrivete le vostre regole: un impegno messo nero su bianco è molto più difficile da aggirare.

Il rischio che si accumula senza che ce ne accorgiamo

Il rischio composto è tra le intuizioni più difficili. Immaginiamo un’attività in cui ogni singolo passo ha il 96% di probabilità di andare bene. Dopo 10 passi la probabilità che siano andati tutti bene scende al 66%, dopo 25 passi al 36%. È la stessa logica dei giochi «a caselle» citati all’inizio e, soprattutto, di molte situazioni reali: ogni sorpasso rischioso, ogni rinvio di un controllo medico, ogni piccola eccezione alla regola sembra innocua presa da sola, ma sommata alle altre diventa una probabilità concreta di andare incontro a un problema.

I giochi possono perfino fare da laboratorio: nelle modalità demo, che permettono di giocare gratis, si vede quanto spesso il «passo in più» finisce male. Ogni gioco, dalle slot ai titoli a caselle, ha un ritorno teorico per il giocatore, l’RTP, e una volatilità che misura le oscillazioni dei risultati: nessuna strategia di uscita cambia il vantaggio del banco.

Consiglio: quando sentite il pensiero «ormai che ci sono, faccio ancora un passo», fermatevi e chiedetevi: se partissi da zero adesso, sceglierei di fare questo passo? Se la risposta è no, il passo non va fatto.

Quando il rischio diventa un problema

Se il rischio riguarda il denaro, servono tutele in più: è il senso del gioco responsabile. In Italia il gioco con vincite in denaro è vietato ai minori di 18 anni e consentito solo sui siti autorizzati da ADM, dove la registrazione richiede la verifica dell’identità, i prelievi avvengono solo su strumenti intestati al giocatore e sono disponibili limiti di deposito e di tempo; con il Registro Unico delle Autoesclusioni è possibile escludersi da tutti gli operatori legali con un’unica richiesta. Chi sente di aver perso il controllo può chiamare il Telefono Verde Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 558 822, gratuito e anonimo, o rivolgersi ai SerD delle ASP di Catania e Messina.

Il «passo in più» non è sempre un errore: senza un pizzico di coraggio non ci sarebbero né scoperte né cambiamenti. Conoscere le trappole della mente, però, permette di distinguere il coraggio dall’ostinazione e di scegliere il momento giusto per fermarsi.

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