Oggi presentiamo “La Famiglia Puglisi – a Riposto e São Paulo”, libro della ripostese Daniela Puglisi, presentato lo scorso anno al Parco delle Kentie di Riposto davanti a un pubblico numeroso e attento, molto interessato alle radici e alla memoria del territorio.
Il volume, autopubblicato e composto da 168 pagine, ricostruisce con rigore la storia della famiglia Puglisi, divenuta poi Puglisi-Carbone e infine tornata al cognome originario.

Il racconto prende avvio nel 1822 a Riposto, in provincia di Catania, importante centro marittimo e commerciale della costa ionica siciliana, e segue la graduale espansione delle attività familiari e imprenditoriali di Don Domenico Puglisi e di quattro dei suoi nove figli — Leonardo, Salvatore, Giuseppe e Nicola — fino a San Paolo, capitale del caffè e delle fazendas, oggi principale polo economico, industriale e finanziario del Brasile.
Con la propria visione e il proprio impegno, ciascuno di loro contribuì in modo decisivo a creare un legame solido e duraturo tra la Sicilia e il Sud America.
Non si tratta soltanto della cronaca di una successione di generazioni, ma del ritratto corale di uomini e donne capaci di custodire la memoria delle proprie origini mentre costruivano nuove opportunità in contesti lontani e profondamente diversi.
Attraverso documenti d’archivio, fotografie, testimonianze, corrispondenze e ricordi tramandati, emergono scelte decisive e coraggiose, relazioni familiari, iniziative economiche e momenti di cambiamento che hanno segnato il destino dei Puglisi fino alla prima metà del Novecento.
Le vicende private si intrecciano così con la storia più ampia di Riposto e di San Paolo, due città unite, nel percorso della famiglia, da un ponte ideale fatto di lavoro, fiducia, intraprendenza e scambi culturali.
Il volume mette in luce come la capacità di guardare lontano, affrontare l’incertezza e creare legami solidi abbia permesso ai Puglisi di contribuire allo sviluppo economico e sociale dei luoghi in cui operarono.
Al tempo stesso, la distanza non cancellò il rapporto con la terra d’origine: lingua, consuetudini, affetti e valori continuarono a essere trasmessi alle nuove generazioni, diventando un patrimonio condiviso.
La storia familiare narrata nell’opera assume quindi un significato più ampio e universale, perché racconta come l’identità possa trasformarsi senza perdersi e come le radici, anziché rappresentare un limite, possano offrire sostegno e orientamento nell’incontro con nuovi mondi.
Dal porto di Riposto alle opportunità del Brasile
Quella dei Puglisi non fu un’emigrazione dettata dalla povertà, come spesso accadeva in quei lontani anni, o dalla semplice necessità di cercare altrove i mezzi per sopravvivere.
A spingerli verso il Brasile, una nazione grande oltre 25 volte l’Italia, furono soprattutto curiosità, spirito d’iniziativa e una lucida visione imprenditoriale. Essi seppero riconoscere, nella crescita di San Paolo e nelle trasformazioni economiche che interessavano il Paese, la possibilità di aprire nuovi mercati, sviluppare attività produttive e costruire rapporti commerciali destinati a durare nel tempo.
Un ponte di imprese tra Sicilia e Brasile
Tra Riposto e le principali città brasiliane, la famiglia Puglisi costruì una rete di iniziative imprenditoriali, culturali e sociali capace di lasciare un segno tangibile su entrambe le sponde dell’Atlantico.

A San Paolo, Santos, Rio de Janeiro e Guarujá, operarono in numerosi settori dell’economia: dai grandi gruppi Moinho Santista, poi Bunge, e zucchero União fino al comparto bancario. Il loro impegno raggiunse anche l’istruzione e l’assistenza, attraverso istituzioni come il Colégio Dante Alighieri e l’Ospedale Umberto I.
A Riposto, i Puglisi contribuirono allo sviluppo locale con l’industria elettrica, il sostegno alla scuola commerciale intitolata a Edoardo Pantano e la fondazione del Cine-Teatro Puglisi.
La partenza non fu quindi una fuga, ma una decisione consapevole e coraggiosa: portare competenze, esperienza e capacità organizzative in un Paese ricco di opportunità, com’era allora il Brasile e come resta oggi, caratterizzato da un’economia in crescita, un mercato del lavoro solido e un’inflazione sotto controllo.
I Puglisi furono autentici pionieri in Brasile. Superarono distanze, barriere linguistiche e nuove consuetudini senza perdere la propria identità; seppero adattarsi con intelligenza al contesto locale e guadagnarsi credibilità grazie al lavoro e all’affidabilità.
La loro esperienza mostra il volto propositivo dell’emigrazione italiana, capace non soltanto di rispondere a un bisogno, ma anche di generare innovazione, impresa e collaborazione tra comunità diverse.
Il legame con Riposto, all’epoca vero e proprio hub portuale internazionale di vini della zona etnea e della pianura tra Catania e Siracusa, rimase vivo e continuò ad alimentare una circolazione di idee, relazioni e risorse fra la Sicilia e il Brasile.
Il successo raggiunto non fu quindi il risultato di un’improvvisazione, ma di una cultura familiare fondata sulla responsabilità, sulla perseveranza, sulla capacità di assumersi rischi ponderati e sulla volontà di lasciare alle generazioni successive un’eredità non esclusivamente materiale.
La vicenda dei Puglisi testimonia così un modello d’impresa che coniuga ambizione e appartenenza, apertura al futuro e rispetto della memoria, tradizione e modernità.
Il racconto dell’autrice: ricerca, viaggio e incontri
“La presentazione ufficiale del mio libro sulla storia familiare ha coronato oltre tredici anni di ricerche d’archivio — afferma Daniela Puglisi —. Per l’occasione sono arrivati appositamente da San Paolo alcuni parenti che non avevo mai incontrato di persona. L’intesa è stata immediata, come se ci fossimo lasciati solo pochi giorni prima.

Durante il mio viaggio in Brasile, dove ho presentato il libro, ho vissuto momenti intensi: ho visitato i cimiteri in cui riposano i fratelli del mio bisnonno, l’area dove sorgeva Villa Puglisi, appartenuta a Nicola, fratello del mio bisnonno, e l’Avenida Puglisi a Guarujá, il grande viale a doppio senso che conduce al mare e porta il suo nome. Ho visitato anche la Scuola Dante Alighieri, fondata dai Puglisi-Carbone, dove, grazie a mio cugino Marcos, sono stata accolta con grande solennità dal presidente Luiz Farina nella sala dedicata a Giuseppe Puglisi-Carbone, nonno di Marcos. In quell’occasione ho pronunciato un breve discorso, donato il mio libro e visitato l’istituto. In segno di stima, l’istituto mi ha ricambiata donandomi alcuni volumi.
Al Circolo Italiano sono stata accolta dal presidente José Messina: gli ho donato il mio libro e ho ricevuto a mia volta alcune pubblicazioni. Davanti ai connazionali e ai parenti giunti da varie località dello Stato di San Paolo, ho pronunciato un breve discorso in portoghese. Anche con i familiari incontrati quel giorno l’intesa è stata immediata e profonda, come se ci fossimo visti da poco: un’affinità che racchiude il senso dell’intero percorso.
Lo scorso 12 luglio ho avuto l’onore di ritirare il premio “Ripostesi nel Mondo” assegnato a mio cugino Marcos. Il presidente dell’associazione, dott. Alberto Micalizzi, mi ha consegnato il riconoscimento: un momento di grande orgoglio che ha rafforzato il legame tra la nostra terra e il Brasile”.
Luigi Lo Presti







