L'Abbanazzu non c’è più: ora si restituisca verde ad Altarello -
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L’Abbanazzu non c’è più: ora si restituisca verde ad Altarello

L’Abbanazzu non c’è più: ora si restituisca verde ad Altarello

Attraverso i social, numerosi cittadini hanno raccontato con amarezza la scomparsa di un albero attorno al quale erano cresciuti loro e, prima ancora, i loro genitori, l’Abbanazzu. L’albero si è completamente disseccato in concomitanza con i lavori per la cosiddetta strada “mare–neve”, ovvero per la gronda viaria che da Riposto raggiunge l’Autostrada. Ormai completamente disseccato, è stato di recente abbattuto. 

Le immagini di Google Street View lo mostrano ancora con una chioma consistente nel marzo 2022 e ormai secco nell’agosto 2025, quando il cantiere interessava già l’area. Non abbiamo elementi per stabilire le cause della sua morte, ma la coincidenza temporale rende legittimo chiedere se siano stati effettuati accertamenti e quali cautele siano state adottate per proteggere l’albero e il suo apparato radicale durante l’esecuzione dei lavori.

L’Abbanazzu, che ricadeva nel territorio comunale di Riposto, non era un albero qualunque. Costituiva un riferimento storico e geografico per l’intera comunità di Altarello, i cui abitanti identificavano la località proprio con il nome dell’albero. Secondo le testimonianze locali, era indicato anche nelle carte geografiche e militari. Certamente era entrato nella toponomastica popolare: «Ci vediamo all’Abbanazzu», si diceva tra i paesani. Tanto che, nello stesso progetto della strada, la rotatoria viene indicata come la “rotatoria dell’Abbanazzu”.

La sua perdita riguarda quindi non soltanto il paesaggio, ma anche la memoria e l’identità della frazione. Un grande albero maturo è, inoltre, un’infrastruttura climatica vivente: produce ombra, attenua le temperature, trattiene parte delle acque meteoriche, assorbe sostanze inquinanti e rende più vivibile lo spazio circostante. Abbatterlo significa perdere in pochi minuti un patrimonio che nessuna giovane pianta può ricostituire in tempi brevi.

L’associazione politico culturale “Articolo Uno” condivide l’amarezza e il disappunto degli abitanti di Altarello per la perdita di questo albero. La vicenda, tuttavia, ripropone anche un tema più generale, sul quale siamo già intervenuti in altre occasioni, e pone precise domande alle amministrazioni e ai soggetti interessati. 

“Troppo spesso le opere pubbliche modificano il territorio facendo avanzare asfalto e cemento mentre arretrano alberi, suolo permeabile e spazi verdi, con evidente danno per il bilancio ambientale – commenta Alfredo D’Urso, presidente di “Articolo Uno” -. Una nuova strada non può essere considerata di per sé un miglioramento se lascia alla comunità meno ombra, meno verde e una maggiore impermeabilizzazione del suolo. La gronda viaria deve essere valutata anche per la qualità ambientale dei luoghi che attraversa e per ciò che resterà alla frazione dopo la conclusione del cantiere. 

Per questo chiediamo al Comune di Riposto e ai responsabili della gronda viaria di chiarire anzitutto se siano state accertate le cause del disseccamento dell’Abbanazzu e, soprattutto, se esista un piano per recuperare il verde perduto e compensare la frazione per questa perdita. Chiediamo di sapere se nell’area siano previsti nuovi alberi, superfici permeabili e spazi verdi e, qualora nulla di tutto questo sia stato programmato, chiediamo che si intervenga nel più breve tempo possibile.

L’Abbanazzu non può essere restituito alla comunità – conclude D’Urso -, ma se ne possono conservare la memoria e la funzione attraverso la realizzazione, nello stesso luogo o nelle immediate vicinanze, di uno spazio verde adeguato, progettato con il coinvolgimento degli abitanti e curato nel tempo. Sarebbe un modo concreto per affermare che un’opera pubblica non deve lasciare dietro di sé soltanto una nuova strada, più asfalto e più cemento, ma anche un territorio migliore e più vivibile”.

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