Giarre, campo d’atletica. Barbagallo: «Si rischia lo scempio di un bene costato milioni» -
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Giarre, campo d’atletica. Barbagallo: «Si rischia lo scempio di un bene costato milioni»

Giarre, campo d’atletica. Barbagallo: «Si rischia lo scempio di un bene costato milioni»

Doveva essere uno dei simboli della rinascita sportiva della città, un impianto capace di restituire finalmente agli atleti una struttura moderna e diventare un grande punto di aggregazione. Invece il campo d’atletica di Giarre, dopo milioni di euro investiti nella sua riqualificazione, non è stato ancora formalmente inaugurato e comincia già a fare i conti con degrado e vandalismo.

Muri imbrattati, accessi forzati e segni di vandalismo rappresentano un pessimo biglietto da visita per un impianto sul quale sono state investite ingenti risorse pubbliche e che avrebbe dovuto segnare un cambio di passo per lo sport giarrese.

Sulla vicenda interviene, con una nota, duramente il presidente del Consiglio comunale Giovanni Barbagallo, che da tempo sollecita l’amministrazione affinché la struttura venga custodita e rapidamente affidata in gestione.
«Da tempo chiediamo che questa struttura venga adeguatamente sorvegliata, in attesa di un rapido affidamento per la gestione. Il risultato, invece, è sotto gli occhi di tutti».

Il paradosso è che, nonostante l’incertezza amministrativa, il campo continua ad essere frequentato da numerosi appassionati che utilizzano la pista per allenarsi. Per Barbagallo sono proprio loro, in questo momento, a dare alla struttura la funzione per la quale è stata realizzata. «Moltissimi appassionati continuano a frequentare la pista d’atletica, allenandosi e rendendo forse il miglior servizio possibile a questo impianto: utilizzarlo anziché lasciarlo diventare una cattedrale nel deserto».

Ed è proprio qui che la vicenda da semplice questione di ordine pubblico diventa inevitabilmente politica. Un impianto pubblico riqualificato spendendo milioni non può infatti essere lasciato in una sorta di limbo: terminati gli interventi principali, occorre proteggerlo, completare quanto ancora necessario e soprattutto individuare rapidamente una gestione capace di garantirne apertura, manutenzione e controllo.

Ogni settimana trascorsa nell’incertezza aumenta invece il rischio che quanto realizzato venga progressivamente deteriorato. E ogni danno provocato oggi potrebbe trasformarsi domani in nuove somme da spendere per riparare ciò che era stato appena riqualificato.

Su questo punto l’attacco del Presidente del Consiglio al sindaco Leo Cantarella diventa durissimo. «Cantarella, come sempre, se ne frega. È più impegnato con sagre, feste e cerimonie. Il risultato? I vandali stanno facendo scempio di un bene che è costato milioni di euro di soldi pubblici. Mi auguro che l’amministrazione inverta immediatamente la rotta».

Al di là dello scontro politico, però, rimane un problema molto concreto. Il campo d’atletica appartiene alla città e il denaro utilizzato per riqualificarlo è denaro pubblico. Lasciare una struttura di questo valore senza un presidio efficace significa esporla inevitabilmente a nuovi episodi vandalici.

Occorre chiarire quali siano ancora gli adempimenti necessari per arrivare alla piena apertura dell’impianto, stabilire tempi certi per l’affidamento della gestione a diverse associazioni sportive e, nell’attesa, predisporre un sistema di controllo che impedisca a chiunque di entrare indisturbato durante la notte.

Perché il rischio, continuando così, è quello di assistere a un copione già visto troppe volte: si spendono milioni per recuperare un’opera pubblica e poi si rischia di perderla per incapacità di gestire il “dopo”.

Il campo d’atletica doveva essere un fiore all’occhiello per Giarre. Una casa per gli sportivi, un luogo per i giovani e un investimento sul futuro della città. Oggi, invece, resta sospeso tra gli atleti che continuano ostinatamente a utilizzarlo e i vandali che, approfittando dell’assenza di sorveglianza, iniziano a prenderne possesso nelle ore notturne.

Perché dopo aver speso milioni per restituire il campo alla città, sarebbe paradossale doverne spendere altri per riparare i danni provocati mentre qualcuno, semplicemente, avrebbe dovuto custodirlo.

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