Sono ancora tante le barriere architettoniche che rendono impossibile la vita delle persone con disabilità, non solo nel pubblico (cosa molto grave) ma anche nel settore privato c’è ancora tanto da fare per rendere accessibili per tutti gli spazi della vita sociale, soprattutto gli spazi dedicati alla cura e alla salute. Lo testimonia un nostro lettore, Giovanni Puglisi, che ci ha raccontato la sua esperienza in una lettera che che trovate di seguito e che ci deve far riflettere perchè chiunque nella vita potrebbe trovarsi in difficoltà o potrebbe avere una persona cara che si trova in difficoltà a causa di barriere architettoniche.
“Oggi, per l’ennesima volta, mi sono trovato a vivere una situazione che nel 2026 dovrebbe essere semplicemente inaccettabile. A Riposto dovevo effettuare una visita specialistica in uno studio medico. Prima di prenotare avevamo chiesto espressamente se fosse accessibile con la mia carrozzina elettronica. La risposta è stata: sì.
La realtà? Lo studio era quasi accessibile, ma il marciapiede era altissimo e privo di qualsiasi scivolo o punto di accesso. Risultato: ho dovuto fare vere e proprie acrobazie per riuscire a entrare, con tutti i rischi che questo comporta. E, come sempre, è iniziato il solito scaricabarile: “Non dipende da noi, è colpa del Comune”.
Ma io mi chiedo: davvero basta questa risposta per lavarsi la coscienza? Ci vuole davvero così tanto a dotarsi di una rampa removibile? Ne esistono di leggere, pieghevoli e facilmente trasportabili. Si acquistano con meno di cento euro. Un costo irrisorio rispetto alla possibilità di garantire a una persona il diritto di accedere a una visita medica in sicurezza e con dignità.
La vera domanda è un’altra: valiamo davvero così poco? L’accessibilità non è un favore, non è un optional e non è un lusso. È un diritto.
Per questo rivolgo un appello a chi ha responsabilità istituzionali: perché non prevedere l’obbligo, per gli studi professionali e le attività aperte al pubblico che presentano barriere all’ingresso, di dotarsi almeno di una rampa removibile quando non è possibile eliminare immediatamente gli ostacoli?
Quante altre persone dovranno continuare a sentirsi escluse, umiliate o costrette a rischiare per esercitare un diritto fondamentale come quello alla salute? L’inclusione si misura dai fatti, non dalle parole”.






