Il diploma oltre i pregiudizi: un piccolo grande guerriero! La storia di Emanuele Arena e di un traguardo conquistato a 200 km da casa -
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Il diploma oltre i pregiudizi: un piccolo grande guerriero! La storia di Emanuele Arena e di un traguardo conquistato a 200 km da casa

Il diploma oltre i pregiudizi: un piccolo grande guerriero! La storia di Emanuele Arena e di un traguardo conquistato a 200 km da casa

Dalla Sicilia una lezione di inclusione e coraggio. Una madre ringrazia l’Istituto “Francesco Redi” di Paternò e lancia un appello alle famiglie: «Non arrendetevi mai, il futuro dei nostri figli non si tocca».

Luglio, da sempre, per tutti gli studenti, è il mese delle vacanze. Niente lezioni, interrogazioni, compiti in classe e studio a casa. E per chi ha finito gli esami di maturità siamo alla libertà assoluta. A settembre si ripenserà allo studio! Ma tra chi ha finito gli esami di maturità ci sono anche dei ragazzi “speciali”. Per loro, dovunque abbiano fatto gli esami, è un successo che non si può descrivere. È gioia, è emozione speciale, è un sorriso che allarga i confini, è una vittoria contro i tantissimi muri che si sono trovati davanti. È, soprattutto, la dimostrazione che si può essere “speciali” ben oltre i limiti imposti da chi si reputa “superiore” nel suo piccolo mondo meschino… e presunto perfetto! Ed ecco, nelle parole di sua mamma, la maturità “speciale” di Emanuele…

«Raggiungere il diploma di scuola superiore è una tappa fondamentale nella vita di ogni ragazzo. Per mio figlio, Emanuele Arena, diciott’anni e la sindrome di Down, questo traguardo ha avuto il sapore di una vera e propria impresa. Una vittoria conquistata non solo sui libri, ma contro i troppi “no” ed i pregiudizi di chi, lungo il percorso, ha provato a tracciare per lui un destino di serie B.

Per vedere riconosciuto il suo diritto a un percorso di studi, come quello di tutti i suoi coetanei, abbiamo dovuto cambiare tre scuole. Abbiamo dovuto lottare contro scetticismi e porte chiuse, scontrandoci con la frase più dolorosa che una madre possa sentirsi rivolgere: “Suo figlio non può, suo figlio non potrà”.

Ma fermarsi non era un’opzione. La svolta è arrivata all’Istituto d’Istruzione Superiore “Francesco Redi” di Paternò. Trovare questa realtà ha significato per noi una scelta radicale: da dicembre fino a oggi, ogni singolo giorno, abbiamo percorso 200 chilometri tra andata e ritorno per permettere a Emanuele di frequentare con profitto. Un sacrificio immenso in termini di tempo, energie e chilometri macinati sull’asfalto, ma che rifarei altre mille volte per amore suo.

Oggi, sento il dovere profondo di esprimere la mia più sincera gratitudine alla Dirigente Scolastica, agli insegnanti e alle due docenti di sostegno Vincenza e Annalisa, all’Asacom Laura e a tutto il personale del “Francesco Redi”. In questa scuola abbiamo trovato non solo professionisti, ma persone che si sono impegnate, che hanno lavorato con dedizione e che hanno creduto fermamente nelle potenzialità di Emanuele. Hanno dimostrato che la buona scuola statale esiste e che l’inclusione non è solo una parola scritta sui decreti ministeriali, ma una pratica quotidiana, fatta di rispetto e valorizzazione dell’individuo.

La storia di Emanuele, fortunatamente, non è un caso isolato. In questi giorni i giornali stanno raccontando i successi di tanti altri ragazzi che, come mio figlio, stanno abbattendo barriere culturali e conquistando il proprio diploma in tutta Italia. Queste bellissime notizie sono la prova tangibile che la sindrome di Down non è un limite insormontabile. Il vero limite è l’orizzonte ristretto di chi decide in partenza cosa un ragazzo possa o non possa fare.

Il mio messaggio vuole, quindi, unirsi a questo coro positivo per rivolgersi a tutte le mamme e ai papà che si trovano a vivere la nostra stessa realtà. Non arrendetevi al primo professore o a chiunque vi dica che vostro figlio non deve o non può farcela. Usate quelle porte chiuse come uno stimolo per andare avanti. I nostri ragazzi hanno risorse che, spesso, la burocrazia o la pigrizia mentale non riescono a vedere.

Non permettete a nessuno di rubare il futuro dei vostri figli. Il diploma è un loro diritto e la nostra esperienza a Paternò dimostra che, con l’amore, la caparbietà e la scuola giusta, nessun traguardo è davvero precluso. La legge va cambiata, non era intenzione del legislatore precludere il futuro ai nostri ragazzi, ma qualcuno la usa come scudo. Forse si dovrebbe rivederla e riscriverla in altri termini. Che cosa farà adesso Emanuele? Farà quello che vorrà fare, e non c’è nulla che non possa fare se decide di impegnarsi. Come quando da piccolo, avrà avuto due anni e mezzo, non camminava ma, a via di girare aggrappandosi al bordo del box, un giorno ha camminato da solo e urlando ha esclamato: Mamma, “garda ci la faccio!”.Ecco, questo è mio figlio. Ci prepariamo per affrontare nuove battaglie!».

Grazie Emanuele! Grazie per ciò che hai insegnato a noi “normali”. Buona via ragazzo!

Corrado Petralia

 

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