L’assenza dell’Italia dal Mondiale 2026 rappresenta una delle principali delusioni per il calcio azzurro, seppur non una novità in senso assoluto considerando che l’esclusione fa seguito ad altre due mancate partecipazioni consecutive. Tuttavia, la scuola italiana è comunque presente sul palcoscenico più importante grazie a tre commissari tecnici che guidani altrettante nazionali qualificate alla fase finale: Carlo Ancelotti con il Brasile, Vincenzo Montella con la Turchia e Fabio Cannavaro con l’Uzbekistan. Tre profili differenti per esperienza, percorso professionale e filosofia calcistica, accomunati dalla capacità di esportare idee e metodologie sviluppate nel calcio italiano.
Pur appartenendo alla stessa tradizione calcistica, i tre allenatori propongono sistemi di gioco e interpretazioni tattiche piuttosto diverse, anche derivanti da rose sensibilmente differenti sul piano qualitativo. Ancelotti è da sempre considerato uno dei tecnici più versatili e pragmatici del panorama internazionale. Montella predilige invece un calcio propositivo, basato sul possesso e sulla qualità tecnica. Cannavaro, infine, tende a costruire squadre equilibrate e organizzate, con particolare attenzione alla fase difensiva e alle transizioni.
Carlo Ancelotti e la gestione dei talenti con il Brasile
L’approdo di Carlo Ancelotti sulla panchina del Brasile ha rappresentato uno degli eventi più significativi del calcio internazionale degli ultimi anni. Il recente rinnovo fino al 2030, ancor prima dell’esito di questi Mondiali, è indice della fiducia attribuita al tecnico emiliano. L’ex allenatore del Real Madrid, tra le tante compagini allenate, ha costruito la propria carriera su una straordinaria capacità di adattamento alle caratteristiche dei giocatori a disposizione, evitando rigidità tattiche e privilegiando l’equilibrio complessivo della squadra.
Con la Seleção il modulo di riferimento è spesso il 4-4-2, ma non mancano variazioni verso il 4-2-3-1 o sistemi più fluidi che consentono ai talenti offensivi di esprimersi al meglio. La gestione delle stelle rappresenta uno dei punti di forza di Ancelotti, abituato a lavorare con alcuni dei migliori calciatori del mondo nei principali club europei.
In vista del torneo, come facilmente prevedibile, il Brasile è una delle formazioni più temibili e attese della competizione e non a caso è l’unica nazionale ad aver vinto per 5 volte la competizione più ambita. La rappresentativa verdeoro, considerando i valori tecnici dei suoi calciatori e l’sperienza del mister, non può che essere considerata una delle favorite per la conquista del titolo: il mondo dei pronostici e in particolare le quote sui Mondiali indicano Ancelotti e i suoi nel gruppo di testa insieme a Argentina e soprattutto Inghilterra, Spagna e Francia.
Vincenzo Montella e la crescita della Turchia
Tra i tecnici italiani più apprezzati a livello internazionale figura anche Vincenzo Montella, protagonista di un importante percorso di crescita alla guida della nazionale turca che torna ai Mondiali dopo 24 anni di assenza. L’ormai ex attaccante ha contribuito a costruire una squadra moderna, dinamica e tecnicamente evoluta, valorizzando una generazione particolarmente interessante di calciatori.
Dal punto di vista tattico, la Turchia di Montella si dispone prevalentemente con un 4-2-3-1, sistema che permette di sfruttare la qualità degli esterni offensivi e dei trequartisti. La costruzione dell’azione parte spesso dal basso, con una ricerca costante del possesso palla e della superiorità numerica nelle zone centrali del campo.
Le squadre allenate da Montella hanno storicamente mostrato una chiara predisposizione al gioco offensivo, pur senza rinunciare all’organizzazione difensiva. L’obiettivo è controllare il ritmo della gara, cercando soluzioni rapide negli ultimi trenta metri e una pressione alta in fase di non possesso. Il metronomo della squadra sarà Hakan Çalhanoğlu mentre le stelle del reparto offensivo sono Arda Güler e Kenan Yildiz, giovani ma di indiscusso talento.
Fabio Cannavaro e l’organizzazione dell’Uzbekistan
Fabio Cannavaro rappresenta una delle figure più prestigiose del calcio italiano grazie a una carriera da calciatore culminata con il trionfo mondiale del 2006 e il Pallone d’Oro conquistato nello stesso anno. Da allenatore ha sviluppato un’identità basata su disciplina tattica, compattezza e attenzione ai dettagli, anche considerando un tasso tecnico non paragonabile alle altre due compagini menzionate.
Alla guida dell’Uzbekistan, nazionale alla sua prima storica partecipazione a una fase finale mondiale, Cannavaro ha infatti lavorato soprattutto sull’organizzazione collettiva. Il modulo più utilizzato è il 3-4-2-1, con possibili variazioni al 4-5-1 nelle gare contro avversari di livello superiore.
La squadra asiatica punta su un blocco difensivo ordinato, su distanze ridotte tra i reparti e su ripartenze rapide una volta recuperato il pallone. Si tratta di un approccio pragmatico che riflette molte delle caratteristiche che hanno contraddistinto la carriera del tecnico campano, da sempre attento alla solidità e all’equilibrio prima ancora che allo spettacolo.












