Da Arrigo Sacchi ad Antonio Conte passano trent’anni, ma quello che accomuna entrambi gli allenatori e in generale il movimento dei CT formati a Coverciano è la preparazione tattica che ha contraddistinto ogni successo.
Nel tempo anche i siti di scommesse hanno iniziato a dare tra i favoriti i tecnici italiani anche all’estero, anche quando sono all’esordio in un campionato. Prendete Maresca al Chelsea, arrivato ad allenare i Blues dopo fondamentalmente un anno in Championship.
In questo articolo vogliamo raccontare la storia dei mister che hanno portato il tricolore in alto in Europa e nel mondo e cercare di capire qual è il filo rosso che li collega.
La Culla della Cultura Calcistica Europea
Tutto comincia negli anni Sessanta. Due uomini, in particolare, posero le fondamenta di quello che sarebbe diventato il modo italiano di intendere il calcio.
Stiamo parlando di Nereo Rocco e Helenio Herrera. Il primo è triestino, pragmatico fino al midollo, convinto che una partita si vince prima di tutto non prendendole e probabilmente l’ideatore del temutissimo Catenaccio. Il secondo, spagnolo, è invece quello che ha saputo utilizzarlo meglio, unendo alla tattica una preparazione psicologica estremamente precisa.
Da lì in poi, la Serie A diviene un vero e proprio crocevia di idee calcistiche, naturalmente influenzate anche dagli allenatori stranieri che si sono succeduti sulle panchine del nostro campionato.
Il Milan di Sacchi e la Juventus di Trapattoni rivoluzionano tutto con la difesa a zona e il Milan di Capello rende vincente quella rivoluzione. Ogni decennio in Serie A viene aggiunto un tassello che accresce la consapevolezza di tutti gli allenatori e del movimento in generale.
I primi esportatori fuori dai confini nazionali
Il calcio italiano si sviluppa in fretta e già negli anni ‘90 è sul tetto d’Europa. I top club europei se ne accorgono e iniziano a ingaggiare i migliori allenatori del Belpaese.
Fabio Capello
Fabio Capello al Real Madrid, negli anni Novanta, fu una specie di shock culturale. Gli spagnoli erano abituati a un calcio più istintivo, più affidato al talento individuale.
Capello arrivò con le sue idee chiare: blocco difensivo, transizioni veloci, nessuna all’improvvisazione. Vinse subito, con una semplicità quasi irritante per chi pensava che nel calcio vincesse chi palleggia di più.
Carlo Ancelotti
Ancelotti è un discorso a parte, e va fatto con calma. Perché Ancelotti non è solo un allenatore di successo è forse l’esempio più compiuto di cosa significa portare la scuola italiana nel mondo senza perdere nulla per strada.
Chelsea, PSG, Bayern Monaco, Real Madrid, Everton, Napoli, ancora Real Madrid. Cinque Champions League vinte in scenari completamente diversi tra loro, con giocatori completamente diversi, contro avversari diversi ogni volta.
A chi lo accusa di essere solo “gestore” di campioni rispondiamo che, anche se fosse, per tenere insieme tutto (l’identità, i caratteri diversi, la voglia di dimostrare, gli ego dei calciatori) serve un talento maggiore di quello dei giocatori.
La Nuova Scuola
L’università dei commissari tecnici di Coverciano non ha smesso di produrre nel tempo alcuni tra i migliori allenatori del mondo. Da quando la difesa a tre ha rotto l’ordine costituito, sono diversi i casi di successo made in Italy nel mondo.
Ne abbiamo riportati due.
Conte
Antonio Conte in Inghilterra non negozia le sue idee, le esporta e basta. La difesa a tre al Chelsea venne vista da stampa e addetti ai lavori quasi come una bestemmia tattica. Il salentino vinse la Premier League e lo scandalo smise di essere tale.
Al Tottenham fu più complicato, come spesso accade quando le idee di un allenatore si scontrano con una rosa costruita da altri.
I principi di uno degli allenatori più vincenti di sempre in Serie A non cambiano: movimenti collettivi, le transizioni difensive, il pressing come sistema e non come intuizione del momento. Lo stesso imprinting che aveva dato alla Juventus dei nove scudetti consecutivi.
Mancini
Roberto Mancini ha fatto forse la cosa più difficile di tutte. Ha preso una Nazionale che nel 2018 non si era qualificata ai Mondiali, nel momento più basso, sportivamente parlando, che l’Italia ricordasse da decenni e l’ha riportata sul tetto d’Europa.
Non con un calcio difensivista, anzi. Rotazioni degli esterni, inserimenti dei centrocampisti e inversione Ma costruita su fondamenta italiane: compattezza, organizzazione, nessun protagonismo gratuito.
L’acqua di Coverciano è magica?
Ma com’è possibile che dall’Italia vengano sfornati con continuità allenatori capaci?
Tutti gli indizi sembrano indicare una sola soluzione:il campionato. La Serie A, che per decenni è stato l’ambiente tattico più esigente del mondo, è la scuola perfetta in cui formarsi. Un posto in cui sbagliare la lettura di una partita ti costa punti preziosi e l’animosità dei tifosi causa un pressione soffocante sulle squadre.










