Il 3 gennaio scorso, nella Sala conferenze di Palazzo Vigo di Torre Archirafi, davanti ad un pubblico attento e molto numeroso, è stato presentato il documentario “Torre Archirafi il borgo dei marinai”, curato dall’Associazione “La teoria del Fornazzo”; la regia del filmato è stata firmata da Graziano Luciano Massimino e da Mario Grasso; la colonna sonora di Turi Most e di R-Most. Al documentario è stato associato il premio di un contest online dedicato alle frazioni, vinto dall’IgerRipostoTorreArchirafi con una foto di Maria Carmen Russo.
La serata è stata organizzata dal Comune di Riposto, dalla Pro-loco di Riposto e da Instagramers di Riposto. Ha moderato e presentato gli interventi Antonio De Luca. Dopo i Saluti del vice-Sindaco di Riposto, dott. Carmelo D’Urso, e gli interventi di coloro che hanno realizzato il documentario, ha preso la parola il prof. Antonino Alibrandi, per un intervento programmato (foto sotto), nel quale è stata delineata la storia di Torre Archirafi, che, così, per cenni sommari può essere riassunta (ben più ampia è stata la trattazione del prof. Alibrandi).
La storia di Torre Archirafi ha origine dal documento del 16 gennaio 1406, in cui, per la prima volta, risulta attestata l’esistenza proprio della Torre dell’Archirafi (la quale, con molta probabilità fu eretta, a metà del Trecento, nell’ambito dell’opera edificatoria, per la Sicilia Orientale, voluta da Artale Alagona), per il restauro della quale re Martino il Giovane diede l’incarico a Giovanni De Rocha ed a Nicola de Paternione, per una somma di 150 onze, raccolta per diverse comunità; Archirafi ha per significato più probabile “erbe alte”, o “prima cucitura”, o “principio”, o “capo”, o “punta” (nei fatti, questo tratto di territorio, nel 1154, era stato definito “Ayn al-Qasab”, cioè “Erbe alte”, dal geografo Idrisi); nei secoli successivi, fino al XVII, fu più volte restaurata (il prof. Alibrandi ne ha indicato i diversi momenti) e fu la principale struttura di difesa militare marina della Contea di Mascali, soprattutto contro gli attacchi dei Turchi, e fu descritta da Tiburzio Spannocchi nel 1578, da Giovan Battista Fieschi Garaventa nel 1583 e da Camillo Camilliani nel 1584. Nel settembre del 1594 subì un duro attacco da parte di una squadriglia turca di retroguardia dell’imponente flotta turca, capeggiata dal kapudanpasha Sinan Bassà, diretta contro Messina. Col terremoto del 9-11 gennaio 1693, la Torre fu per buona parte distrutta e non più validamente ricostruita, poiché, in quel torno, risultava più necessario difendere il caricatoio di Riposto (il quale, nella prima metà del Settecento, era divenuto il maggiore di Sicilia per il commercio dei vini), alla difesa del quale fu costruito, nel 1752, il Forte di Laviefuille. Nel 1741, fu istituita la Ducea di Archirafi e primo duca fu Giovanni Natoli Ruffo, a cui succedette, nel 1769, il nipote Francesco Moncada Natoli.
Nel documentario, particolare interesse ha suscitato la parte finale, dedicata al mostro marino leggendario di Torre Archirafi, “‘U sugghiu da Turri”, che, fuoriuscendo dal mare, nei secoli passati, quando la visione del mondo era tutta come dentro un continuo mito, avrebbe devastato campi e atterrito persone.
Gabriele Garufi







