Francavilla, erbacce e incuria davanti alla Chiesa del Carmine -
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Francavilla, erbacce e incuria davanti alla Chiesa del Carmine

Francavilla, erbacce e incuria davanti alla Chiesa del Carmine

A quasi due mesi dalla nostra ultima segnalazione su queste pagine, la situazione della Chiesa della Madonna del Carmine, in via Visconte Ruffo, è ancora immutata. 

Osservando i luoghi, il degrado risulta addirittura più evidente: arbusti di finocchio selvatico, cespugli di niputedda (o nepitella) e altre erbe infestanti crescono indisturbati lungo la scalinata.

Ne emerge un’immagine di abbandono, in netto contrasto con il valore storico e religioso dell’edificio, chiuso al culto da molti anni per ragioni di sicurezza.

Sulla maestosa facciata, tra le colonne e nei punti più esposti, il guano degli uccelli resta ben visibile, segno di una manutenzione esterna assente da troppo tempo.

La facciata laterale mostra ulteriori segni di incuria: piante crescono a ridosso del muro e vecchi addobbi, ormai secchi, non sono ancora stati rimossi.

Davanti al portone centrale della chiesa restano inoltre alcuni sacchi di plastica, probabilmente lasciati dopo una precedente pulizia e mai portati via.

La chiesa, risalente al 1642 e caratterizzata da linee di ispirazione neoclassica, rappresenta uno dei luoghi simbolici della memoria collettiva francavillese. Non si tratta soltanto di un edificio religioso, ma di un bene che racconta una parte importante della storia del paese, delle sue tradizioni e del rapporto profondo tra la comunità e il proprio patrimonio.

Proprio per questo, il suo attuale stato di trascuratezza colpisce ancora di più e diventa, in modo emblematico, il riflesso di una crisi più ampia che sembra attraversare il comune dell’Alcantara.

Molti oriundi francavillesi, tornati in paese per le vacanze estive, hanno espresso amarezza e delusione. Sui social, alcuni descrivono una Francavilla ormai irriconoscibile, lontana dall’immagine curata e accogliente che custodivano nei loro ricordi.

Le loro parole pesano perché arrivano da chi, pur vivendo altrove, mantiene un legame affettivo forte con il paese e vorrebbe ritrovare, almeno nei luoghi più rappresentativi, il decoro e la dignità di un tempo.

A chi spetta pulire? La domanda resta aperta e riguarda non solo gli uffici competenti, ma l’intera comunità. È evidente che la cura dei beni pubblici e dei luoghi storici dovrebbe rientrare in una programmazione ordinaria, continua e responsabile.

Tuttavia, di fronte all’immobilismo cresce l’impressione che debbano essere proprio i cittadini ad alzarsi le maniche e a farsi carico, almeno in parte, di ciò che dovrebbe essere garantito da una gestione attenta del territorio.

La speranza, ancora una volta, è riposta soprattutto nei giovani: nella loro sensibilità, nella loro energia e nella capacità di trasformare l’indignazione in iniziativa concreta. Un gesto di pulizia, una giornata di volontariato, una mobilitazione civica potrebbero non risolvere tutti i problemi, ma avrebbero un valore simbolico importante.

Sarebbe il segnale che Francavilla non vuole rassegnarsi al degrado e che la tutela della propria storia può ripartire anche da un piccolo atto di responsabilità condivisa.

Luigi Lo Presti

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