Giarre, il Museo delle Migrazioni sepolto dalla polvere e dall’indifferenza politica -
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Giarre, il Museo delle Migrazioni sepolto dalla polvere e dall’indifferenza politica

Giarre, il Museo delle Migrazioni sepolto dalla polvere e dall’indifferenza politica

Studiare, ricostruire la storia delle persone che hanno vissuto in un luogo, storie di speranza e di malinconia, di coraggio e disperazione, di chi partiva con l’amarezza del dover lasciare i propri affetti; e poi, raccogliere le testimonianze di queste storie, trasmettere ai giovani un patrimonio di esperienze, ma anche un metodo di lavoro, un’occasione di formazione culturale e hard skills, competenze spendibili nel futuro lavorativo. E poi ancora, trovare uno spazio dove raccogliere non meri oggetti, ma dei racconti di vita che compongono una storia più grande, quella di questa città che nel secolo scorso ha conosciuto un’importante emigrazione verso altre parti del mondo e d’Italia, vissuta con uno spirito diverso dei giovani che partono ora.

Parliamo del Museo etneo delle migrazioni di Giarre, nato da una ricerca storica nel territorio ionico-etneo, condotta dagli studenti del Liceo Scientifico e Linguistico “Leonardo”. Durante la sindacatura di Teresa Sodano il Museo ha trovato un suo spazio all’interno del Palazzo delle culture e l’amministrazione dell’epoca era intenzionata a potenziarlo, cercando finanziamenti.

Frattanto, in questi anni le cose sono peggiorate: il Comune è andato in dissesto, dal quale non sembra esserci ancora ripreso; l’imponente palazzo delle Culture, che nel corso della sua storia è stato tante cose (Monastero degli Agostiniani scalzi, Regio ginnasio, Istituto industriale Fermi, infine sede degli uffici comunali e della sala Romeo), adesso è un immobile decadente che necessita di somme importanti per essere ristrutturato. Non ci sono più uffici comunali e forse, se l’amministrazione non perderà il finanziamento, potrebbe diventare un asilo con fondi Pnrr, ma il condizionale è d’obbligo.

Il Museo etneo delle migrazioni è finito nel dimenticatoio. Il Comune non ha le risorse umane per garantirne l’apertura e neanche per intercettare finanziamenti, ma, soprattutto, il Museo non ha padrini politici che se ne interessano (quanti voti può portare un Museo?), in una città dove buona parte degli abitanti non sa guardare aldilà delle buche e non sa cogliere l’importanza di un luogo di cultura, di un Museo sulla storia di persone che hanno vissuto qui.

E’ anche vero che la gestione di un museo non può essere affidata solo al Comune: quelle poche cose che a Giarre oggi funzionano vanno avanti perchè ci sono privati che le fanno funzionare.

In questo contesto si inserisce l’appello della prof.ssa Grazia Messina, che contribuì alla nascita del Museo e ora chiede di capire perchè questo Museo è come se non esistesse: nessuna targa lo indica, sul sito del Comune nessun avviso che spiega come visitarlo, in un edificio sommerso da polvere e decadenza.

Di seguito l’intervento integrale della prof.ssa Messina.

Sul Museo etneo delle Migrazioni. Il Museo giarrese “cancellato”.

Un enigma sull’essere delle cose, si potrebbe dire. Sebbene si presenti come condizione assurda, a Giarre esiste un Museo comunale “cancellato” nelle comunicazioni istituzionali e informative, escluso da possibili progetti o impegni finanziari, non accessibile ai visitatori. Più volte citato in pubblicazioni scientifiche nazionali e in calendari turistici, in loco risulta inesistente!
Mi riferisco al Museo etneo delle migrazioni, che ho contribuito a far nascere e che ho sempre proseguito a coltivare e incrementare anche con ricerche, raccolte e studi personali.

Nato nel 2007 con protocollo d’intesa firmato dalla sindaca Teresa Sodano, dal preside del Liceo Scientifico “Leonardo” Mario Catanuto e dal presidente della REMSE (Rete dei Musei Siciliani dell’Emigrazione) Marcello Saija, è stato da quella data ufficialmente allocato al primo piano del Palazzo delle Culture.
Nel protocollo fondativo si precisava, tra l’altro :

art. 2 […] il Liceo Scientifico “Leonardo” di Giarre affida al Museo i pannelli fotografici e documentari realizzati all’interno dell’istituto […]Questo materiale costituirà il nucleo del Museo Etneo delle Migrazioni, da integrare nel tempo con la documentazione reperibile nel territorio e messa a disposizione della struttura da Enti pubblici e soggetti privati.

Art. 3 Il Comune di Giarre inserirà la struttura museale nel proprio circuito turistico-culturale. A tal fine provvederà a promuoverne la conoscenza e la fruizione attraverso l’informazione nel territorio in qualsiasi modo, non esclusa la produzione di materiale cartaceo e la segnalazione presso il proprio sito internet.

Art. 5 Al Comune resta affidato il compito della manutenzione e cura dei locali utilizzati per la presentazione del materiale esposto, nonché la progettazione di una struttura espositiva interna che delimiti lo spazio affidato al Museo separandolo dalla rimanente area dell’edificio. Il Comune provvederà alla fruizione del Museo nei modi e tempi che riterrà opportuno per una migliore valorizzazione e promozione dei beni esposti nel sopraccitato Museo.

Dalla sua istituzione si è proposto in realtà per alcuni anni come luogo di raccolta, custodia e conoscenza delle tappe del cammino di emigrazione dall’area ionico-etnea nelle diverse aree del mondo. Ha permesso la realizzazione di vari laboratori storico-didattici con gli studenti delle scuole del territorio. E’ stato così possibile in primo luogo catalogare ed esporre nelle teche museali preziosi documenti del Fondo del Commissariato Generale dell’emigrazione, rimasti a lungo ignorati nell’Archivio storico del comune di Giarre e oggi finalmente offerti alla pubblica conoscenza. La sua attività si è anche aperta alle scolaresche per lo studio della storia del territorio, e ai tanti visitatori delle Giornate FAI (2017, 2018, 2019). In queste occasioni sono state accolti e guidati centinaia di ospiti nelle sale espositive, per accostarli alla documentata e ricca ricostruzione del movimento migratorio in esse allestita.

La chiusura permanente dei locali del Palazzo delle Culture negli ultimi anni, per trasferimento degli uffici prima lì presenti in altre sedi comunali, ha interrotto la fruizione libera dei locali del Museo. Farraginoso è divenuto l’iter di prenotazione, che pare affidato alla buona volontà di qualche funzionario e della sottoscritta, poiché sia nel sito web del Comune di Giarre che sul portone d’ingresso del Palazzo delle Culture non è presente alcuna indicazione in merito, e lo stesso Museo etneo delle migrazioni risulta, nel portale istituzionale, inesistente!

Le richieste di consultazione avanzate più volte da scolaresche, studiosi, ricercatori anche stranieri, risultano non di rado impossibili per l’assenza di personale addetto all’apertura dei locali. Scale, corridoi, teche espositive si presentano coperti da spesso strato di polvere, mentre i servizi igienici, decisamente obsoleti e trascurati, sono inaccessibili. L’ascensore, che è presente e che permetterebbe l’accesso ai disabili, viene dichiarato guasto, ma senza precisarne il motivo.

Un gruppo di associazioni del territorio ha chiesto nel 2022, in un incontro pubblico con Sindaco e Assessori presso l’Associazione L’Agorà, la sua riapertura, anche con possibile trasferimento di locali in altra sede comunale accessibile, ma la richiesta è ad oggi senza risposta e non ha visto alcun minimo intervento fattivo né tanto meno risolutivo. Persino il recente inserimento del Museo giarrese nel sito nazionale ITALEA, finalizzato ad incrementare il “turismo delle radici”, continua ad essere ignorato e trascurato nei piani amministrativi, escludendo così, dal circuito dei Musei siciliani dell’emigrazione, la visita e l’incremento della struttura giarrese. Quanto mi viene sempre comunicato, a seguito delle ripetute richieste in merito, è che «non ci sono fondi, bisogna rassegnarsi».

Eppure sul «Gazzettino online» del 16 luglio un articolo comunica con enfasi che: «Giarre incassa il finanziamento Unesco […] 76.801,61 euro sono stati assegnati a Giarre dall’Assessorato regionale per le Autonomie locali e la funzione pubblica tramite il decreto assessoriale n. 265 del 27 maggio 2026 per finanziare la valorizzazione culturale del patrimonio artistico e museale», e l’autore prosegue sicuro, con riferimenti a siti che meriterebbero gli investimenti di cui sopra, concludendo:
«Questo tipo di finanziamenti sono rivolti a precise finalità, quindi, non possono essere utilizzati, ad esempio, per il rifacimento del manto stradale, come azzarderebbe qualche leone da tastiera che sconosce come funzionano i finanziamenti pubblici. Potrebbero, invece, ad esempio, essere destinati al museo Genti dell’Etna di Macchia, ma sarebbero del tutto insufficienti, oppure alla Chiesa del convento, già oggetto di altro finanziamento».

Si può comprendere ancora una volta il silenzio sul Museo etneo delle migrazioni, ma solo per quanto detto in apertura.
Eppure esso esiste, come i dati topografici e cronologici ampiamente documentati confermano. Perché non deve di conseguenza rientrare, e persino con priorità vista la sua denominazione e vocazione “etnea”, nella «valorizzazione culturale del patrimonio artistico e museale» oggetto del finanziamento UNESCO per «i 20 Comuni che ricadono nel perimetro del Vulcano Etna»?
Non dunque soltanto un enigma sull’essere e sull’esistere.

Piuttosto, parafrasando George Orwell, non pare che con questo silenzio si voglia dire che siamo tutti uguali, eppure alcuni lo sono più degli altri? Si attendono risposte disvelatrici”.

Prof.ssa Grazia Messina
Segretaria REMSE (Rete dei Musei Siciliani dell’Emigrazione).
Direttrice della ricerca scientifica REMSE per il Museo etneo delle migrazioni di Giarre

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