Nelle 150 pagine dell’ordinanza dell’operazione Pitagora condotta dalla Guardia di finanza di Messina e che ha portato in carcere 16 persone, emergono conversazioni intercettate dai finanzieri tra i singoli corrieri e i piccoli pusher che piazzavano la droga. In larga parte cocaina e di buona qualità.
In molte circostanze veniva utilizzato un linguaggio criptico. Uno degli arrestati, il 57enne giarrese Alessandro Maccarone, commerciante nel settore della telefonia, chiamando al telefono un altro dei soggetti finiti in manette, tale Giuseppe Ragusa, lo informava di avere “trovato i copertoni della macchina e di essere in attesa della risposta del gommista.
Ma tu già glieli hai cambiati i copertoni della macchina, li hai presi?“
Dall’attività tecnica dei finanzieri emergeva in realtà che Maccarone, alludendo al recupero dei copertoni dell’auto, volesse in realtà riferirsi, ricorrendo ad un linguaggio criptico, all’approvvigionamento di sostanze stupefacenti da destinare alla rivendita. Dal successivo incontro dei due, nel negozio del Maccarone, a Giardini, i finanzieri non hanno avuto dubbi sul fatto che si trattasse di cocaina: “Fa un bel odore questa cosa… ti da una botta subito e poi… E’ granulosa… si ma sale poi?”.
Sul fronte operativo le rivelazioni di un collaboratore di giustizia di primissimo piano come Carmelo Porto, 63 anni, di Calatabiano, hanno dato la giusta imbeccata alla Guardia di finanza del Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina Porto, dopo aver militato a lungo agli ordini di Giovanni Cintorino e del fratello Antonino Cintorino, detenuto all’ergastolo al 41 bis, già alleato con Salvatore Cappello, nel 2019 ha deciso di collaborare con la giustizia. E le sue dichiarazioni fanno ancora tremare.





