Perquisizioni all’alba nella casa e nello studio dell’ex vicepresidente della Regione e negli uffici dell’assessorato al Territorio. L’accusa: un presunto sistema di corruzione attorno alle autorizzazioni per gli impianti di energia rinnovabile
La richiesta di arresto arriva al termine di un’indagine che punta a fare luce su un presunto sistema di tangenti legato al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici ed eolici in Sicilia.
Nel mirino della Procura di Palermo è finito Gaetano Armao, avvocato, docente universitario ed ex vicepresidente della Regione. Per lui i pm hanno chiesto la custodia cautelare in carcere, contestando l’ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
E mentre la richiesta viene sottoposta al vaglio del giudice per le indagini preliminari, la Squadra Mobile ha fatto scattare le perquisizioni. Gli investigatori hanno passato al setaccio la sua abitazione, lo studio legale e gli uffici dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente.
È qui che si concentra una parte dell’inchiesta: Armao, infatti, ha ricoperto fino allo scorso agosto il ruolo di presidente della Commissione tecnica specialistica chiamata a esaminare le autorizzazioni ambientali di competenza regionale.
Il sospetto dei pm: denaro in cambio delle autorizzazioni
L’ipotesi investigativa è quella di un giro di tangenti che avrebbe avuto come terreno le procedure amministrative necessarie per realizzare gli impianti di energia rinnovabile.
Il settore è quello del fotovoltaico e dell’eolico, comparti nei quali negli ultimi anni si sono concentrati numerosi progetti di investimento in Sicilia. Procedure complesse, autorizzazioni ambientali e passaggi burocratici che la Regione aveva indicato tra gli ambiti sui quali intervenire per accelerare i tempi.
Secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe proprio all’interno di questo contesto che si sarebbero verificati i presunti episodi corruttivi contestati agli indagati.
Le accuse, tuttavia, dovranno essere sottoposte al vaglio del gip e successivamente delle altre autorità giudiziarie competenti.
La perquisizione e l’interrogatorio davanti al gip
La Squadra Mobile, coordinata dal dirigente Antonio Sfameni, ha notificato ad Armao anche l’invito a comparire per l’interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari.
L’atto precede la decisione sulla misura cautelare richiesta dalla Procura. Parallelamente sono state eseguite le perquisizioni, nell’ambito delle attività investigative finalizzate alla ricerca e all’acquisizione di eventuali elementi utili all’inchiesta.
Gli investigatori hanno quindi concentrato l’attenzione non soltanto sull’abitazione e sullo studio professionale di Armao, ma anche sugli uffici regionali collegati alla sua precedente attività nella commissione.
La commissione scelta dalla giunta Schifani
La vicenda si intreccia con il ruolo istituzionale ricoperto da Armao negli ultimi anni.
Nell’agosto 2023 la giunta regionale guidata da Renato Schifani lo aveva scelto per guidare la nuova Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale.
L’obiettivo dichiarato era contribuire a rendere più rapide le procedure per gli imprenditori interessati a investire in Sicilia, soprattutto in un settore strategico come quello delle energie rinnovabili.
Gli episodi sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità giudiziaria
Sono tre gli episodi di corruzione di cui è accusato l’ex vicepresidente della Regione siciliana, l’avvocato Gaetano Armao, per cui la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto. Sfruttando i suoi ruoli di esperto del presidente della Regione siciliana Renato Schifani e di presidente della Commissione Tecnica Specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, attraverso il suo complice, l’avvocato Pierluigi Matta, Armao avrebbe intascato soldi da alcuni imprenditori in cambio di favori. Le mazzette sarebbero formalmente risultate compensi incassati da Matta per consulenze in realtà mai fatte. Il legale avrebbe prelevato il denaro versato con bonifici sul suo conto e l’avrebbe poi consegnato in contanti ad Armao.
La prima contestazione riguarda le tangenti che, a più riprese, il vicepresidente della Regione avrebbe ricevuto da Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile, rispettivamente ad e co-direttore del gruppo Cva, società della Valle D’Aosta che opera nel campo delle rinnovabili. Per Armao è stato chiesto il carcere; per i due manager i domiciliari.
Secondo i pm, l’ex vice presidente della Regione, sfruttando le sue conoscenze, avrebbe introdotto i vertici del gruppo negli ambienti della Regione e in particolare nei Dipartimenti dell’Ambiente e dell’ Energia; si sarebbe inoltre speso per velocizzare l’iter delle pratiche che interessavano al gruppo pendenti davanti alla commissione tecnica di cui era presidente e che riguardavano il rilascio della valutazione di impatto ambientale e del provvedimento autorizzativo unico regionale. Inoltre, sempre da presidente della commissione, avrebbe scelto i funzionari a cui assegnare i procedimenti.
Il secondo episodio riguarda presunti favori fatti, sempre con l’intermediazione di Matta, a Sergio Vella, titolare della Seap Bio Energy srl. Armao avrebbe individuato i funzionari a cui assegnare l’istruttoria della commissione propedeutica al rilascio della valutazione di impatto ambientale in relazione a un progetto per la realizzazione nel Comune di Aragona, nell’Agrigentino, di un impianto per la selezione dei rifiuti e la produzione di biometano. In cambio avrebbe incassato una tangente. Il denaro, anche questa volta, sarebbe stato formalmente dato a Matta per una consulenza mai fatta e da Matta consegnato ad Armao.
Infine, sempre dietro compenso illecito, l’avvocato, in qualità di esperto del presidente della Regione siciliana Renato Schifani, in cambio di una tangente di 6mila euro, avrebbe fatto pressioni sull’ex dirigente dell’assessorato alla Salute Salvatore Iacolino, poi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, per bloccare il decreto che ampliava il numero delle società che si occupano di cure palliative in convenzione per favorire la Samo onlus, impegnata nel settore. Per questa accusa Armao è indagato in concorso con Matta, che avrebbe sempre fatto da intermediario tra la società e l’avvocato, e il presidente della onlus Luigi Zancla. Per quest’ultimo sono stati chiesti i domiciliari.
Le cure palliative e le pressioni di Giuseppe Geremia Lombardo
In cambio dell’assunzione presso la onlus palermitana Samo di una persona a lui vicina, Domenica Spartà, una consigliera comunale del catanese, si sarebbe speso, come componente della commissione Sanità all’Ars, per fare approvare un emendamento legislativo favorevole alla società che si occupa di cure palliative.
E’ l’accusa rivolta dai pm di Palermo a Giuseppe Geremia Lombardo, deputato del Mpa all’Ars per cui la Procura ha chiesto i domiciliari per corruzione. Lombardo, nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo, è indagato insieme ad altre 8 persone tra cui l’ex vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao.
A sollecitare l’intervento del parlamentare sarebbero stati due imprenditori del settore: Luigi Zancla, presidente della Samo onlus, convenzionata con l’Asp di Palermo e Mario Lupo, ex presidente della Samot Onlus, di ADI s.c.a.r.l. e ADI Sicilia 2 s.c.a.r.l.
Coinvolta nell’inchiesta anche Veruska Costanzo, collaboratrice delle due società per cui sarebbe stato chiesto il divieto di dimora. Nell’inchiesta relativa a presunti episodi corruttivi in favore delle onlus è stato coinvolto anche Armao.
Otto persone oltre ad Armao e Giuseppe Geremia Lombardo
L’inchiesta non riguarda soltanto l’ex vicepresidente della Regione e il deputato del MpA. Sono otto gli altri indagati coinvolti nel procedimento.
Si tratta di Giuseppe Argirò, Benedetta Veruska Costanzo, Mario Lupo, Marco Gentile Malacarne, Luigi Pietro Matta, Sergio Vella e Luigi Zancla, oltre a un ulteriore soggetto indicato negli atti dell’indagine.
Anche nei loro confronti la Procura ha avanzato richieste di misure cautelari. Per uno degli indagati è stata chiesta la custodia in carcere, mentre per gli altri la Procura avrebbe richiesto gli arresti domiciliari.
Anche queste richieste dovranno essere esaminate dal gip attraverso il percorso degli interrogatori preventivi.
L’inchiesta è dunque ancora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno essere verificate nel corso del procedimento e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
Le reazioni
“Sono stato raggiunto da un decreto di perquisizione presso l’abitazione e lo studio legale per un’imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento”.
Così in una nota l’ex assessore ed ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, coinvolto in un’inchiesta della Procura di Palermo che ipotizza il reato di corruzione.
“I fatti che vengono contestati – spiega – attengono alla mia qualità di ex Presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri che approva i pareri in sede collegiale e, nel 99% dei casi, all’unanimità. Non ho più alcun incarico quale Presidente del CTS dal 9 agosto scorso e, al fine di tutelare le Istituzioni, ho già rassegnato al Presidente Schifani le mie irrevocabili dimissioni da Consigliere giuridico, con effetto immediato. Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro (più del PNRR) firmando otto bilanci regionali, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire”, sottolinea.
«Apprendo solo in data odierna dei fatti specifici oggetto di indagine nei miei confronti – commenta Giuseppe Lombardo -. Allo stato non ho ancora avuto la possibilità di visionare gli atti.
Sono certo, però, che potrò chiarire a breve la mia posizione, consapevole di aver sempre orientato la mia attività pubblica e privata a criteri di correttezza ed onestà.
In ossequio allo spirito che ha sempre contraddistinto il mio agire politico, quindi, ho maturato la non facile decisione di dimettermi da componente delle commissioni bilancio e sanità. Compio questa scelta per il profondo rispetto che nutro sia per le istituzioni delle quali faccio parte e che rappresento, impegnate in questi giorni nel delicato passaggio di approvazione del disegno di legge in materia di variazioni di bilancio, che per l’autorità giudiziaria, oggi chiamata a valutare il mio operato e nei cui confronti ripongo, come sempre, assoluta fiducia».





