Ninfa chiude i battenti: l'addio della famiglia Delicato al commercio di Giarre dopo un secolo -
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Ninfa chiude i battenti: l’addio della famiglia Delicato al commercio di Giarre dopo un secolo

Ninfa chiude i battenti: l’addio della famiglia Delicato al commercio di Giarre dopo un secolo

E’ un dispiacere collettivo quello che sta suscitando l’annuncio della chiusura del negozio Ninfa, attività nata nello stesso sito dove si trova ora, Corso Italia al civico 35, 101 anni fa, fondato da Carmelo Delicato e Ninfa Maria Cutuli, nonni degli attuali titolari, Daniele e Maria Luisa. In questi giorni è un viavai di clienti che formano lunghe file alla cassa, per approfittare degli sconti da liquidazione totale.

Il negozio Ninfa racchiude una delle storie più emblematiche di Giarre. Negli anni ‘20 del secolo scorso, il negozio rappresentava una pionieristica attività imprenditoriale commerciale. L’attività negli anni più belli del commercio giarrese crebbe molto e i negozi si sono moltiplicati: negli anni ‘80 è nato il negozio Ninfa Giocattoli detto “il negozio del cavallo” giacchè in vetrina c’era un cavallo a dimensioni reali e qualche anno dopo Ninfa Tutto per la casa. Nello Delicato, figlio della signora Ninfa e di Carmelo Delicato, insieme alla moglie Esterina crearono oltre a questi negozi una catena di supermercati con sede centrale a S. Maria la Strada che si svilupparono a Riposto Mascali Fiumefreddo e Linguaglossa.  

Nello Delicato è stato il classico imprenditore che ha precorso i tempi e portato Giarre nella modernità con il primo centro commerciale a 3 piani con parcheggio e ingrosso alimentare. Insieme alla moglie Ester hanno dato lavoro a circa 300 persone.

Nel 1992 Nello Delicato venne ucciso. I figli Daniele e Maria Luisa si rimboccano le maniche e continuano a portare avanti l’attività commerciale per 35 anni, sino ad ora. 

Le cose piano piano sono cambiate, è cambiato il commercio, sono cambiate anche le abitudini. “Da alcuni anni a questa parte – racconta Daniele – le vendite sono andate calando ma erano proprio le presenze per strada che sono diminuite. Il sabato non si lavorava più e i costi sono quelli che sono. Poi lo Stato ci si mette con cartelle enormi… Noi abbiamo cercato di resistere per anni. Ma quando poi lo Stato ti dà imposizioni impossibili non resta che alzare le braccia”.

Daniele ha ricevuto numerosi messaggi di stima e affetto e letto i tanti commenti sui social: “Ringrazio per l’affetto dimostrato. Ti dicono “Venivo sempre con mia nonna, con mia mamma: appunto, “venivo”, non “vengo”. Mi possono far piacere ma non mi risolvono il problema. Giarre a mano a mano si sta spegnendo. E non c’entra l’amministrazione, se i soldi mancano, se la spesa diventa eccessiva, se il costo della benzina è troppo alto…”.

“Siamo stati strenuamente attaccati a questo negozio cercando di farlo vivere – aggiunge Maria Luisa – ma poi il cuore si scontra con i numeri”. 

Il calo di vendite si è verificato dopo il covid e non si è riusciti a fermarlo neanche con gli sconti perpetui. “Con merce di qualità, un ricarico normale, continui sconti, se il mercato non risponde finisce che non si riesce neanche a pagare i fornitori”, aggiunge Maria Luisa.

La strada del commercio on line è stata anche intrapresa, ma richiede un’organizzazione non facilmente conciliabile con un negozio nato e che vive con i rapporti umani, con i clienti che toccano con mano la qualità della merce. E qui incide anche il cambio di abitudini. “Un tempo – ricorda Maria Luisa – i ragazzi giravano con i genitori per negozi, adesso i ragazzi escono tardi, quando i negozi sono già chiusi e comprano sulle piattaforme digitali: noi così siamo diventati seconda scelta”. Poi il calo del potere di acquisto del denaro per cui si pensa due volte prima di fare un acquisto e, se si può, si cerca anche di risparmiare un paio di euro. Infine, la questione parcheggi, le strisce blu che a Giarre da anni non funzionano per cui non c’è ricambio delle auto in sosta. In Corso Italia non si riesce a parcheggiare, come se tutti i negozi fossero pieni di clienti e, invece, sono auto di persone di altre strade che lasciano l’auto in Corso Italia, perchè tanto non si paga. Nei centri commerciali il parcheggio, invece, si trova sempre.  

La fine di questa avventura centenaria lascia aperto un interrogativo sul futuro del Corso Italia e di un modello di commercio cittadino che deve fare i conti con il commercio online e la comodità frettolosa e anonima dei centri commerciali. L’unico settore che funziona per ora pare essere il food. 

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