La navigazione online ha trasformato il modo in cui viviamo nella dimensione reale. L’AI, invece, trasformerà il modo in cui navighiamo online. L’AI generativa è già integrata nei motori di ricerca e ciò significa che l’utente non è neanche più tenuto necessariamente a selezionare altre voci dall’elenco dei risultati.
Dopo aver digitato la sua richiesta al motore di ricerca potrà limitarsi a leggere la prima risposta generata all’AI Overview senza dover aprire altre pagine o link. Si tratta, però, di un responso che azzera i tempi di attesa, ma nella sua brevità risulta inadatto a chi desidera approfondire.
Oltre la ricerca informativa c’è di più, se consideriamo che il mondo del make-up a quello della moda stanno già sperimentando l’opzione “Try-on”. La funzionalità accelera il concetto di shopping intelligente, portando l’eventuale acquirente a caricare una sua foto online per vedere su di sé trucco e abbigliamento. Una prova a tutti gli effetti da eseguire prima di effettuare l’acquisto.
Si prevede che gli algoritmi saranno sempre più ottimizzati per fornire risposte complete ed articolate, ma è pur vero che attualmente questi sono inquinati da bias e pregiudizi. Allo stesso modo si richiedono notevoli progressi per assicurare agli utenti maggiore sicurezza, e far sì che l’AI non integri dati personali esponendoli a possibili minacce.
Quel che è certo, è che gli assistenti virtuali oltre ad effettuare ricerche per conto nostro potrebbero, un giorno non troppo lontano, ritrovarsi a svolgere compiti come registrazione o compilazione di moduli al nostro posto. Un nuovo assetto che ridisegnerebbe il traffico sui siti da parte degli utenti e di conseguenza anche il modo di fare economia online.
In questo scenario in cui gli algoritmi dialogano con altri algoritmi è importante che non si perda di vista la dimensione umana. Mentre l’IA può sintetizzare dati tecnici, la fiducia in un acquisto o in un servizio digitale deriva ancora dal parere di esperti in carne ed ossa. Questo accade soprattutto in settori dove la sicurezza e il “feeling” dell’esperienza sono prioritari. Ne è un esempio il comparto del gaming: un utente difficilmente si fiderebbe di un bot per valutare l’affidabilità di una piattaforma. Al contrario, preferirà consultare portali specializzati che propongono recensioni dei migliori siti, offrendo non solo dettagli tecnici sulle offerte, ma anche sensazioni e valutazioni pratiche sull’interfaccia e la fluidità del gioco.
A fare la differenza in questo caso è, infatti, l’esperienza vissuta che tiene conto proprio di quelle sfumature che la tecnologia non è in grado di cogliere, ma che invece sono indispensabili per orientarci nella scelta.
A fronte delle tante sfide che l’AI sarà probabilmente in grado di superare, permane l’impossibilità di riprodurre la singolarità dell’uomo, da sempre un valore aggiunto dentro e fuori la rete.









