Don Gerry Currò: dieci anni al servizio della comunità di Francavilla -
Catania
24°

Don Gerry Currò: dieci anni al servizio della comunità di Francavilla

Don Gerry Currò: dieci anni al servizio della comunità di Francavilla

Era il 14 ottobre 2016 quando don Gerry Currò, succedendo a don Giuseppe Albano, si insediò come arciprete della parrocchia di Francavilla di Sicilia. Da allora il suo ministero si è intrecciato con la vita della comunità, segnando l’inizio di un nuovo cammino pastorale.

A dieci anni da quella data, la ricorrenza offre l’occasione per ripercorrere le tappe più significative della sua formazione e del suo servizio pastorale, mettendo in evidenza soprattutto gli incarichi, le esperienze e i luoghi che hanno segnato il suo percorso.

La comunità francavillese celebra dunque il decimo anniversario della sua nomina, ricordando un viaggio maturato nel tempo e fondato sulla presenza costante nella vita parrocchiale.

Dalla vocazione al ministero sacerdotale

Don Gerry Currò è nato a Messina il 26 dicembre 1972. Nella Chiesa messinese ha maturato la propria vocazione, che lo ha condotto alla formazione in seminario e poi al sacerdozio. Il suo percorso è stato segnato da responsabilità crescenti e dal servizio in diverse comunità.

Nel 1992 entra nel Seminario Arcivescovile “S. Pio X” di Messina, guidato dal rettore Mons. Angelo Oteri, dal vicerettore Padre Giuseppe Turrisi e dal padre spirituale Mons. Giuseppe Sciglio.

In seminario approfondisce la propria vocazione attraverso la preghiera, l’ascolto e il dialogo con Dio, completando così la preparazione al sacerdozio. Il 26 settembre 1998 riceve l’Ordinazione Diaconale nella Basilica Cattedrale di Messina dall’Arcivescovo Mons. Giovanni Marra.

Il 26 giugno 1999, per mano dello stesso arcivescovo, viene ordinato sacerdote e inizia il servizio nelle comunità affidategli.

Dal 1999 al 2001 è viceparroco nella Parrocchia “S. Maria Annunziata e S. Giuseppe” di Bisconte-Cataratti, a Messina. Dal settembre 2001 al settembre 2002 ricopre lo stesso incarico nella Parrocchia “S. Maria Assunta” di Francavilla di Sicilia.

In seguito, opera in diversi centri della Val d’Agrò, tra cui Forza d’Agrò, Casalvecchio Siculo, Santa Teresa di Riva e Savoca. Svolge inoltre gli incarichi di Vicario Foraneo per cinque anni e rettore di santuario, estendendo il proprio servizio oltre la singola parrocchia.

Una presenza attiva nella comunità

Don Gerry è un sacerdote dinamico e instancabile, dotato di notevoli capacità organizzative e particolarmente attento alle esigenze della comunità, che segue con disponibilità e spirito di servizio.

Nel comune dell’Alcantara, il suo ministero si distingue per la presenza costante, l’attenzione ai giovani, il dialogo e la promozione di occasioni d’incontro e di iniziative a favore della collettività, realizzate in collaborazione con gli enti pubblici.

Nel tempo, ciò ha consolidato il legame con i fedeli e con l’intera comunità.

Ha rilanciato la chiesa locale con innumerevoli iniziative pastorali nonostante le difficoltà che oggi coinvolgono molte comunità ecclesiali.

Ha inoltre tutelato e valorizzato il patrimonio storico-artistico locale, curando la manutenzione delle chiese di San Paolo e SS. Annunziata e seguendo il progetto di restauro e risanamento conservativo della Chiesa Matrice, i cui lavori non sono ancora iniziati.

Tra gli interventi più significativi figura anche il recupero funzionale dell’antica chiesetta dello Spirito Santo, abbandonata da oltre mezzo secolo. Al termine dell’intervento, l’edificio sarà destinato a spazio civico e centro di aggregazione.

Ha inoltre seguito il restauro e la realizzazione di statue, arredi sacri e altri manufatti, organizzando visite culturali, mostre, convegni, concerti, pellegrinaggi e iniziative ecclesiali per valorizzare il territorio e rafforzare il senso di appartenenza.

A sostenerlo è un ampio gruppo parrocchiale, volontari e cittadini di ogni età desiderosi di collaborare e rendersi utili alla collettività.

L’intervista

Lo abbiamo incontrato nella sagrestia della Chiesa SS. Annunziata, ornata da paramenti liturgici, dipinti e immagini dei suoi predecessori, in un’atmosfera si austera e solenne, ma al tempo stesso accogliente e informale.

Don Gerry, quando ha compreso che il sacerdozio sarebbe stato la sua strada?

«Se devo essere sincero, il desiderio di entrare in Seminario e diventare sacerdote è nato quando avevo circa dodici anni e frequentavo la mia parrocchia d’origine, dove svolgevo il servizio di ministrante, sacrista e collaboratore del mio parroco d’infanzia, padre Santino Gigante.

In seguito, ho mosso i primi passi nel cammino di discernimento in Seminario, accompagnato dal mio secondo parroco, padre Ettore Sentimentale. Non vi nascondo che, con il passare del tempo, aumentavano i dubbi e le paure: «È davvero la strada giusta?». Ma il Signore fa comprendere la sua volontà cammin facendo. Ho scelto, e continuo a scegliere ogni giorno, il sacerdozio, grazie a chi mi è stato accanto e a tutte le persone che il Signore mi ha fatto incontrare lungo il cammino».

Nel corso del suo ministero ha guidato diverse comunità parrocchiali: con quale spirito ha accolto gli incarichi affidati dal Vescovo?

«In 27 anni di sacerdozio, il Vescovo mi ha affidato circa dieci comunità parrocchiali, con la nomina a parroco o amministratore parrocchiale. Non ho mai fatto distinzioni: grandi o piccole che fossero, ho dedicato a ciascuna tutto il mio tempo e le mie energie».

Che cosa le ha insegnato il confronto con comunità tanto diverse tra loro e come si può adattare l’azione pastorale alle specificità di ciascun territorio?

«Ho avuto modo di confrontarmi con culture, abitudini, tradizioni e mentalità differenti, comprendendo quanto possano essere diverse le comunità dello stesso Vicariato, dal mare alla collina, ciascuna con le proprie fragilità e difficoltà. Per questo non è mai stato semplice definire un cammino pastorale sulla base delle indicazioni della Chiesa italiana: ogni comunità ha infatti una propria specificità, una propria storia e proprie risorse umane. Ho imparato, quindi, che il messaggio del Vangelo resta lo stesso, mentre le indicazioni della Chiesa devono essere adattate al luogo e al contesto in cui si vive e si opera».

Quale ricordo conserva della sua prima esperienza a Francavilla e che significato ha avuto tornarvi come guida spirituale della comunità?

«Come sapete, nel 2001 ho già prestato servizio a Francavilla come viceparroco dell’arciprete Fallone. Quell’esperienza ha segnato profondamente la mia vita e mi ha fatto amare questo gioiello della Valle dell’Alcantara. Mai avrei immaginato di tornarvi come guida spirituale della comunità. Il ritorno a Francavilla è stato per me un segno della benevolenza del Signore, un atto di fiducia del Vescovo e, al tempo stesso, una sfida. Allora, come viceparroco, vissi una realtà molto diversa: il paese attraversava un periodo di grande splendore».

Quali sono oggi le principali difficoltà della comunità di Francavilla e quale contributo possono offrire la parrocchia e i cittadini per affrontarle?

«Ben diverso è essere parroco oggi, mentre il paese attraversa gravi difficoltà pubbliche e sociali che coinvolgono l’intera comunità civile e religiosa. Tutti siamo quindi chiamati a partecipare con responsabilità e abbiamo il dovere di intervenire, pur consapevoli delle enormi difficoltà: il commissariamento del Comune, l’apatia sociale e il disagio giovanile, con il conseguente allontanamento dei giovani, generano smarrimento e amarezza. Eppure, siamo tutti chiamati alla Speranza, all’Unità e alla Risurrezione!»

A dieci anni dal suo insediamento, quale messaggio desidera rivolgere alla comunità francavillese?

«Dopo dieci anni di cammino insieme, desidero ricordare a tutti che siamo presenti e che abbiamo il dovere di impegnarci sempre. Concludo con una espressione significativa usata da Papa Pio VII in un contesto storico particolarissimo agli ufficiali mandati da Napoleone, che mi ha sempre aiutato nella mia vita a non mollare mai davanti alle difficoltà e davanti alle persone che mi dicono: “Ma chi te lo fa fare?”.

E che spero possa aiutare chi è pieno di buona volontà ma spesso è scoraggiato: NON DOBBIAMO, NON POSSIAMO, NON VOGLIAMO» (nella notte tra il 5 e il 6 luglio 1809, le truppe francesi guidate dal generale Étienne Radet entrarono nel Palazzo del Quirinale, a Roma, e intimarono al Pontefice di cedere i territori dello Stato Pontificio. Il Papa rifiutò, rispondendo per tre volte: «Non debemus, non possumus, non volumus», ndr).

Luigi Lo Presti

Potrebbero interessarti anche