“Scatta la punizione”, in 40 contro due giovani egiziani con mazze e spranghe: 15 misure cautelari ad Acireale -
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“Scatta la punizione”, in 40 contro due giovani egiziani con mazze e spranghe: 15 misure cautelari ad Acireale

“Scatta la punizione”, in 40 contro due giovani egiziani con mazze e spranghe: 15 misure cautelari ad Acireale

Una vera e propria spedizione punitiva nel cuore di Acireale, organizzata in pochi minuti e alla quale avrebbero preso parte almeno quaranta giovani. È quanto emerge dall’inchiesta della Polizia di Stato e della Procura di Catania sull’aggressione ai danni di due giovanissimi cittadini egiziani, avvenuta il 19 giugno 2025 in piazza Duomo.

Questa mattina la Polizia di Stato di Acireale ha eseguito un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 15 persone: per 14 giovani acesi è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, mentre per un pregiudicato acese è scattato il divieto di dimora ad Acireale.

Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, sulla base degli elementi raccolti e ancora da verificare nelle competenti sedi giudiziarie, dei reati di lesioni pluriaggravate, con l’ipotesi dell’aggravante legata a finalità di discriminazione e odio razziale, e di porto illegale di oggetti atti ad offendere in concorso.

Dalla presunta rissa alla spedizione punitiva

Tutto era iniziato con diverse segnalazioni alla sala operativa che parlavano di una rissa in piazza Duomo, con il coinvolgimento di numerosi giovani.

Quando gli agenti delle Volanti del Commissariato di Acireale sono arrivati sul posto, però, la ricostruzione sarebbe apparsa ben diversa. Dalle prime testimonianze sarebbe emerso che non si sarebbe trattato di una rissa, ma di un’azione organizzata contro i due giovani egiziani.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno dei due sarebbe stato preso di mira per la sua frequentazione con l’ex fidanzata di uno degli aggressori. Da qui sarebbe partita quella che gli inquirenti definiscono una spedizione punitiva, alla quale avrebbero partecipato almeno quaranta ragazzi.

Mazze, tubi metallici e volti coperti

Per ricostruire l’accaduto, gli investigatori hanno passato al setaccio filmati delle telecamere pubbliche e private presenti nella zona, oltre a numerosi video pubblicati sui social da persone che si trovavano sul posto.

Un lavoro di analisi che, secondo la Procura, avrebbe consentito di identificare 17 persone, due delle quali minorenni e quindi sottoposte a un procedimento separato.

Le immagini avrebbero inoltre permesso di documentare l’utilizzo, durante l’aggressione, di mazze, tubi metallici e chiavi inglesi. Molti dei partecipanti avrebbero inoltre cercato di nascondere il volto.

L’inseguimento in pieno centro

La violenza si sarebbe trasformata in una vera e propria caccia ai due giovani, costretti a fuggire per le vie del centro di Acireale mentre il gruppo li inseguiva.

Le vittime sarebbero riuscite a sottrarsi alle conseguenze più gravi anche grazie alla tempestiva reazione degli agenti della Volante del Commissariato, intervenuti per proteggere i due ragazzi e consentire l’arrivo dei soccorsi sanitari.

Le immagini dell’aggressione, particolarmente violenta e avvenuta in una zona centrale della città, sono successivamente circolate sui social e sono state riprese anche da diversi telegiornali regionali.

Gli investigatori hanno inoltre analizzato i contenuti pubblicati online dopo l’aggressione, che secondo la ricostruzione investigativa avrebbero documentato anche commenti e reazioni di alcuni partecipanti rispetto alla risonanza mediatica dell’episodio.

Le misure cautelari

Alla luce delle risultanze investigative, la Procura della Repubblica di Catania ha richiesto l’applicazione delle misure cautelari. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania ha quindi disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per 14 indagati e il divieto di dimora nel Comune di Acireale per un altro.

L’inchiesta prosegue per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’aggressione e le responsabilità individuali dei soggetti identificati.

Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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