1378, dicembre – 1379, gennaio: l’ambasciatore, del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, sosta nel casale di Mascali, mentre si dirige verso Catania “pro contraendo matrimonium” fra il suo signore e la regina Maria di Sicilia
Il 27 luglio 1377 venne a morte (formalmente per un male incurabile all’intestino, probabilmente per avvelenamento), a Messina, all’età di trentasei anni, il re di Sicilia Federico IV, detto “il Semplice”, lasciando il Regno alla figlia Maria, di quindici anni. Tutore della regina era Artale Alagona, che, nel 1378, convocò a Caltanissetta le quattro famiglie più potenti della Sicilia (Alagona, Chiaramonte, Peralta, Ventimiglia), le quali si divisero il potere (“Governo dei Quattro Vicari”).
Nel dicembre di quel 1378, Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, strinse accordi per la stipula del suo matrimonio con la regina di Sicilia, Maria d’Aragona. Ma, il matrimonio non si celebrò, poiché il 23 gennaio 1379 la regina venne rapita, dal Castello Ursino, in Catania (dove risiedevano i re di Sicilia aragonesi), da Guglielmo Moncada (avversario di fatto dell’Alagona), che la fece custodire prima a Licata e poi ad Augusta, ponendola, al fine, sotto la protezione di re Pietro IV di Aragona (il quale, nel 1380, vietò, per legge, che le donne potessero salire al trono di Sicilia e facendo sposare Maria, nel 1390, con Martino di Montblanc). In questo contesto va posto un episodio: la sosta, per il casale di Mascali, (unico borgo, unico cospicuo agglomerato di case, allora, fra Calatabiano e Aci), dell’ambasciatore (del duca milanese Gian Galeazzo Visconti), che si stava dirigendo proprio verso il Castello Ursino (sede, quindi, della regina Maria e di Artale Alagona), al fine di stipulare il matrimonio fra il suo signore e la sovrana; proprio per questo riteniamo più probabile che l’episodio si sia svolto (non riportando la nostra fonte documentale alcuna data in merito) nel dicembre 1378 o non più tardi, ovviamente, del gennaio del 1379.

Il documento in questione è relativo agli atti di un processo per lite feudale (il “Processo Statella”, atti pubblicati, nel 1879, da Isidoro La Lumia); in uno di questi documenti, datato 18 febbraio (dell’anno successivo all’inizio della raccolta delle testimonianze in pro del processo, il quale ebbe a svolgersi “poco dopo il 1410”), un teste (testimonianza ottenuta nella città di Taormina, “Recepti tauromenii”), Guglielmo Guarrera, taorminese e giurato della sua città (“guglelmus guirreri habitator tauromeni Juratus et Interrogatus dixit scire…”) ebbe a dire, propriamente, fra le altre cose, di essere stato testimone oculare dell’episodio avvenuto in Mascali: “…Item dixit quod Idem testis vidit In Casali mascalarum ambaxatorem ducis mediolanensis predictum qui Ibat Cathanie ad dictum Condam dopnum Artalem et dicebat publice quod Ille ambaxiator venerat pro Contrahendo matriminium Interdictum Condam ducem et prefatam dominam reginam mariam…”.
Per più puntuali riferimenti bibliografici e per altre valutazioni storiche su questo episodio, il mio: Antonino Alibrandi, “Mascali e il suo territorio – La Storia – Dai Bizantini a Carlo III di Borbone (535-1759)”, Amazon, Leipzig, 2023.
Antonino Alibrandi











