Giarre, la “Shoah per fucilazione”… riflessioni sempre attuali

La Shoah per fucilazione: la prima fase dello sterminio di massa degli ebrei, è il titolo di un incontro culturale organizzato dalla Società Giarrese di Storia Patria e Cultura, presieduta dal prof. Nicolò Mineo, in collaborazione con il Comune di Giarre.

L’argomento, trattato dal professore Carmelo Belfiore, negli ultimi tempi è stato oggetto di accurate ricostruzioni storiografiche. Si tratta dello sterminio di circa un milione e ottocentomila ebrei avvenuto in Unione Sovietica in seguito al patto Molotov – Ribbentrop. Fu un Patto di non aggressione di durata decennale, stipulato a Mosca e firmato, rispettivamente, dal ministro degli Esteri sovietico Vjaceslav Motolov e dal ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop. Quindi, un accordo fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica, includendo i territori da quest’ultima annessi: i contraenti si impegnavano a non aggredirsi reciprocamente; a non appoggiare potenze terze in azioni offensive; a non entrare in coalizioni rivolte contro uno di essi.

Simbolo della Shoah in Unione Sovietica è Babij Jar , un enorme burrone vicino alla città di Kiev che ha inghiottito 33.771 ebrei, colpiti dai nazisti con armi da fuoco sull’ orlo del precipizio. Stragi, torture e rappresaglie indiscriminatamente furono ripetuti dai nazisti anche in altri luoghi dei territori occupati. La memoria censurata di quanto accadde nei pressi di Kiev è, dunque, emblematica dell’atteggiamento tenuto dalle autorità sovietiche nei confronti dello sterminio degli ebrei.

La Shoah è, certamente, l’evento più complesso e mostruoso avvenuto nel secolo scorso . Di questo feroce sterminio di massa si è saputo quasi tutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a seguito della scoperta dei campi della morte che si trovavano, soprattutto, nella Polonia occupata dalle truppe del terzo Reich. Ma i grandi numeri della barbarie non bastano per descrivere l’orrore della somma infinita di tanti drammi individuali, che i pochi superstiti per anni non hanno osato raccontare.

Il relatore, costatando amaramente che le nefandezze della storia possano ripetersi anche in forme diverse, ha ricordato le parole pronunciate dal letterario ucraino Ivan Dzjutre per commemorare, nel 1966, le vittime di Babij Jar: “È stato il fascismo a portare queste tragedie ai nostri popoli, ma non dobbiamo dimenticare che il fascismo non inizia e non si esaurisce con Babij Jar . Comincia la sua storia con la mancanza di rispetto per l’uomo e termina con la distruzione dell’uomo, con l’annientamento dei popoli, e non necessariamente con una forma di distruzione come quella di Babij Jar”.

Anna Fichera