Il clan Santapaola, gli investimenti a Mascali, le estorsioni e l’incendio del lido Jaanta Bi VIDEO

Dall’inchiesta che stamani è sfociata nell’arresto di 9 persone legate al clan Santapaola e al sequesto di beni per un valore di oltre 12 milioni di euro si evince come l’area ionica sia stata centrale per gli affari del clan, soprattutto da un punto di vista immobiliare.

Cesarotti G.

Uno degli episodi contestati agli arrestati, in particolare a Giuseppe Cesarotti, è di aver dato l’ordine di dare fuoco, la notte tra il 24 ed il 25 agosto 2017 al rinomato lido balneare di Fondachello Jaanta Bi.

La vicenda ha, in verità, radici ben più radicate nel tempo. Negli anni ’90, Santapaola, Ercolano, Mangion Francesco e Cesarotti Giuseppe, con fondi propri, attraverso la società Mascali S.r.l., acquistarono un rilevante appezzamento di terreno sul quale realizzare immobili a Mascali.

Negli anni 2000, la società fu venduta a imprenditori che, ignari della riferibilità dell’assetto societario a cosa nostra, divennero oggetto di richieste estorsive, formulate da Cesarotti nell’intento di recuperare così le somme investite.

Cesarotti, nell’avanzare le richieste, pretese l’intestazione di un appartamento e, sempre al fine di sollecitare ulteriormente gli imprenditori, ordinò l’incendio, avvenuto nell’agosto del 2017, dello stabilimento balneare mascalese Jaanta Bi, gestito dalle parti offese.

L’ammontare degli investimenti, e dunque della corrispondente pretesa vantata da Cesarotti, sulla scorta degli esiti delle attività intercettive e delle dichiarazioni rese dalle persone offese, è stato quantificato in oltre 800.000 euro.

Russo C.

Di Grazia O.

Infatti il Cesarotti, secondo le indagini, dopo la cessione della società si presentava alle persone offese come loro creditore ottenendo il pagamento tra il 2007 ed il 2011 di circa € 500.000,00; nel corso del 2012 ottenne invece la consegna di € 3.000; successivamente richiese, accompagnato dal figlio Salvatore, la cessione di una villetta; tra il 2012 ed il 2016, richiedeva la consegna ulteriore di denaro.

Infine, sempre nel periodo tra l’estate del 2016 e l’estate del 2017, secondo quanto rilevato durante le indagini, diede incarico in diverse occasioni a Cateno Russo e Orazio Di Grazia (in sostituzione di Russo), di recarsi presso la struttura balneare gestita dalle persone offese, esercitando ulteriori pressioni fino a deciderne l’incendio per mano di soggetti ancora non identificati.