Caso Pappalardo Fiumara, i particolari della presunta estorsione al prete: "mando le foto al Vescovo" -
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Caso Pappalardo Fiumara, i particolari della presunta estorsione al prete: “mando le foto al Vescovo”

Caso Pappalardo Fiumara, i particolari della presunta estorsione al prete: “mando le foto al Vescovo”

Il procedimento che ha portato all’arresto del pianista ripostese Gianfranco Pappalardo trae origine dalla querela sporta dal parroco della chiesa di Trepunti, Luigi Privitera (nella foto sotto) ai carabinieri della Stazione di Santa Venerina il 31 maggio scorso. Nell’ordinanza a firma del Gip Carlo Cannella si conoscono nel dettaglio i contorni della vicenda.

Il prelato – come si legge nell’ordinanza – ha riferito ai carabinieri di avere conosciuto il pianista circa due mesi addietro tramite una chat social. Il parroco non ha fornito la sua reale identità, bensì ha scritto di essere un insegnante, coniugato, ma che al momento la moglie si trovava al nord e che lui quindi viveva da solo.

Dopo qualche scambio di messaggi i due hanno fissato un primo appuntamento presso l’abitazione di Pappalardo. Incontro avvenuto il 29 marzo scorso durante il quale, immediatamente – si legge nell’ordinanza – Pappalardo palesava le sue reali intenzioni, ovvero trasformava quella visita in un incontro a carattere sessuale. Nell’ordinanza si scende nei particolari. Durante l’incontro Pappalardo ha “scattato delle foto, realizzando con il proprio cellulare anche dei video che ritraevano i loro rapporti omosessuali, che avrebbe poi utilizzato per ricattarlo nei successivi incontri avvenuti il 2 e il 5 aprile scorsi”.

Nell’incontro del 2 aprile il parroco di Trepunti ha riferito ai carabinieri che “Pappalardo maneggiava un coltello per intimidirlo, estorcendogli la somma di 2 mila euro per poi costringerlo ad un certo tipo di prestazione. Il sacerdote per timore di gravi ritorsioni, ossia la minacciata pubblicazione delle foto scattate a sua insaputa, si procurava immediatamente tra le sue disponibilità economiche la somma estorta”.

Nell’incontro del 5 aprile scorso, ancora una volta il Pappalardo contattava la vittima, costringendolo con la minaccia “Se non vieni ci saranno delle gravi conseguenze” e pertanto costringeva il prelato a un nuovo incontro e in quella circostanza – si legge nell’ordinanza – ha richiesto la somma di danaro (inizialmente 7.000,00 euro per poi accontentarsi di 500 euro come parziale acconto) per cancellare le foto dalla memoria del suo cellulare.

Ulteriormente costretto a cedere alla volontà estorsiva del Pappalardo, il parroco di Trepunti – si legge nell’ordinanza del Gip Cannella – si recava presso uno sportello bancomat per prelevare dal suo conto corrente la somma di 500 euro, come attesta la ricevuta online acquisita agli atti dell’informativa.

Il querelante ha poi riferito ai carabinieri che in data 29 maggio Pappalardo Fiumara ha scoperto la vera identità del prete. Il pianista, allora, ha contattato la vittima, facendogli capire di essere stato ingannato e, avendo saputo della sua reale identità lo ha costretto ad un ulteriore incontro dicendogli “Se non vieni all’appuntamento io scrivo al Vescovo allegando le foto”; inoltre, a rinforzare la grave minaccia il 30 maggio scorso, tramite social Whatsapp, gli inviava una foto ritraente l’ingresso della canonica.

La vittima, presa dallo sconforto, spaventata di quanto stesse accadendo ed intimorita dalla minaccia che l’alto prelato potesse venire a conoscenza dei fatti, si è confidato con un confratello che lo ha convinto a sporgere denuncia.

Con la collaborazione del denunciante i carabinieri hanno organizzato la trappola scattata presso la chiesa di Trepunti. I Carabinieri hanno predisposto un servizio all’interno della canonica, dove i militari si trovavano nascosti nelle varie stanze.

I militari nel corso del servizio hanno “ascoltato qualche passaggio del loro dialogo, apprendendo che il Pappalardo chiedeva la somma di 5000 euro per chiudere la faccenda, mentre il sacerdote offriva 300 euro, ma il Pappalardo rifiutava tale proposta dicendo che avrebbe dovuto dare una somma più consistente perché lui cancellasse foto e video”.

Dall’annotazione di polizia giudiziaria del 6 giugno scorso emerge la trascrizione del file audio prodotto autonomamente dal sacerdote con proprio dispositivo di registrazione audio, da cui si rileva chiaramente come il parroco avesse contestato al suo interlocutore di avere pagato la somma di 2500 euro e come gli avesse detto che non voleva più avere a che fare con lui e di chiudere del tutto i loro rapporti. Emerge chiaramente come il Pappalardo – si legge ancora nell’ordinanza del Gip – volesse proseguire la relazione e che in mancanza avrebbe chiesto del denaro, in particolare la somma di 5000 euro.

All’interrogatorio all’udienza di convalida, il pianista ripostese ha ammesso gran parte dei fatti e tuttavia negato di avere ricevuto denaro dal sacerdote e collocava temporalmente l’inizio del rapporto al gennaio 2019, basato prevalentemente su rapporti sessuali, oltre che di carattere omosessuale, di tipo feticìstico con perversioni estreme.

Ha ammesso l’indagato di avere reagito a seguito della decisione del parroco di volere interrompere il rapporto e soprattutto dopo avere scoperto che si trattava di un sacerdote. E che in occasione dell’incontro del 6 giugno ebbe a ricattare il prete di rivelare il contenuto di alcuni video e foto al Vescovo, pur affermando che si trattava di un modo per impaurire il parroco, pur precisando che lo aveva fatto a scopo provocatorio al solo fine di mantenere il rapporto basato sul sesso e sul feticismo e che non avrebbe mai fatto tale rivelazione. Ha poi riconosciuto che il contenuto del file audio corrispondeva a quanto realmente detto da indagato e persona offesa in occasione del loro incontro del 6 giugno.

Il giudice ritenendo quindi che “sussistono gravi indizi di colpevolezza per il reato di estorsione consumata relativamente alla parte in cui la persona offesa aveva consegnato la somma di € 2000 prima e € 500 dopo, e di estorsione tentata al momento in cui in occasione dell’incontro del 6 giugno, l’indagato chiedeva il pagamento della somma di € 5000 perché altrimenti avrebbe rivelato il contenuto dei file video e foto al Vescovo.

Secondo il giudice va affermata “la piena attendibilità del sacerdote. La conferma delle accuse dallo stesso mosse al noto pianista, insignito di diversi premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale, si ricava soprattutto da quanto accaduto in occasione dell’incontro del 6 giugno alla presenza dei Carabinieri. Come affermato nelle querele presentate dal medesimo, puntualmente in occasione dell’incontro il Pappalardo esplicitava il ricatto nei suoi confronti di far scoppiare uno scandalo, rivelando al Vescovo il contenuto dei video e delle foto.

Per il giudice, pertanto sussistono gli elementi costitutivi del reato di estorsione. Depurato il fatto da tutte le vicende relative al rapporto tra i due, che ovviamente non assumono rilevanza penale, ciò che è veramente significativo sta nella richiesta di denaro avanzata dall’indagato, costringendo il predetto a dare delle somme di danaro affinché questi non rivelasse i perversi particolari della loro relazione.

Il sacerdote ha riferito che il ricatto era stato fatto sin dall’aprile 2019, quando ancora Pappalardo sapeva che il primo fosse un laico, di professione insegnante, coniugato. Al momento in cui veniva a sapere che il primo era un sacerdote, il Pappalardo rilanciava, rendendosi conto di avere molte più frecce al proprio arco e di potere ricattare ancora più facilmente l’odierna persona offesa, grazie alle sue conoscenze, dovute probabilmente alla sua prestigiosa attività artistica, con il Vescovo”.

Il Gip ha infine evidenziato l’assenza del reato di tentata violenza sessuale trattandosi di una “relazione omosessuale del tutto condivisa e voluta”.

L’arresto è stato pertanto convalidato al pianista ripostese “in relazione alla personalità dell’indagato e del contesto in cui è scaturita la vicenda” è stato risparmiato il carcere, mentre appare sufficiente quella degli arresti domiciliari.

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