“Gesù e le sue parole”, nuovo volume di Matteo Donato

Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), giovane filosofo, grande esponente dell’umanesimo nella seconda metà del secolo XV, è stato uno studioso di diritto canonico, nonchè ingegno prodigioso. Aggiungiamo, tra l’altro, che approfondì oltre alla lingua greca e latina, anche quella caldea, ebraica e araba per i suoi studi di astrologia e per poter leggere il Corano.

In contrasto con la Chiesa (presunte 13 tesi “eretiche” contenute nelle sue “Conclusiones philosophicae, cabalisticae et teologicae”), fu per essere arrestato ma riuscì a salvarsi rifugiandosi in Francia. Nel 1493 ottenne di essere riaccolto dalla Chiesa ed entrò nell’ordine domenicano a Firenze, dove morì a soli trentuno anni.

La figura del buon Pico conte della Mirandola mi è venuta in mente dopo una attenta lettura dell’ultimo lavoro, in ordine di tempo, di Matteo Donato: “Gesù e le sue parole, lettura e riflessioni a margine” (foto a sinistra), Galatea editrice.

Donato, infatti, nativo di Trapani (1941), acese d’adozione fino al 1996 e da quella data residente a Valverde (CT), laurea in Lettere Moderne all’Università di Catania, ha una grande preparazione umanistica ed ha svolto la sua professione di docente negli istituti superiori statali di Giarre e Acireale.

E’ scrittore (saggista) e cultore di storia e di arte legate alla “Terra di Aci”, alla cui conoscenza ha recato un contributo di prim’ordine. Dal 1972 è socio effettivo dell’Accademia di Scienze Lettere e Belle Arti degli Zelanti e dei Dafnici, di cui è stato segretario generale per 30 anni, dal 1973 al 1997, presidente il prof. Cristoforo Cosentini, e dal 2003 al 2009 presidente il dott. Giuseppe Contarino, e per la Rivista dell’Accademia degli Zelanti “Memorie e Rendiconti” ha sempre pubblicato saggi sulla vita stessa dell’Accademia, a partire dal 1967.

Tra questi: “Presidenti, segretari generali dell’Accademia di scienze, lettere e belle arti degli Zelanti e dei Dafnici” (2003); “Indici delle pubblicazioni accademiche” (2005); “L’Archivio storico dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici” (2008); “Storia cronologica della vita accademica in Acireale” (2009). Tra i titoli dei suoi lavori non riguardante l’Accademia, ricordiamo: “Volume di Privilegi della città di Aci SS Antonio e Filippo” (2003); “Parole a Valverde, proverbi, massime, modi di dire, canti, indovinelli e scioglilingua” (2009); “Valverde”, presentato nel 2011 nella sala consiliare del Comune in occasione del sessantesimo di autonomia (foto di copertina). Ed ancora il “Liber privilegiorum civitatis Jacis” (2012) in collaborazione con la dott.ssa Maria Concetta Gravagno e “Valverde in bianco e nero” (2013). Riferiamo volentieri che nel 1985 ha vinto il XVI Premio Brancati Zafferana con uno studio critico sul pittore Giuseppe Sciuti.

Matteo Donato (foto a destra), uomo colto e riflessivo, si è sempre preposto di “credere pensando” per cui è stato vivo in lui il bisogno di chiarire a se stesso quale fosse il grado della sua fede e in questi recenti anni ha cercato di intuirlo anche attraverso le “parole” stesse di Gesù, approfondendo i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Da quello che ci risulta questo volume l’ha impegnato per circa sei anni! Nel preambolo autobiografico al testo Matteo Donato fa presente che l’opera non è un’indagine od una analisi perseguita con rigore storico-filologico, ma semplicemente una ricostruzione ed una interpretazione del tutto personale.

“Si tratta – scrive Donato – di una investigazione senza presunzioni scientifiche,  una possibile sequenza ad incastro di parole gesuane accompagnate da una sequenza di riflessioni”. Alle “parole” di Gesù riportate nei Vangeli canonici, l’autore, si è accostato con lo spirito di chi desidera esaminare, capire, non alla luce della fede ma con il supporto della ragione, evidenziando talune incongruenze nei testi.

Senza scomodare nuovamente Pico della Mirandola, ad Acireale fino a quasi la fine del ‘900 è vissuto don Giuseppe Cristaldi, uno dei grandi della nostra cultura italiana, filosofo e teologo, studioso di Rosmini e Newman, il quale suggeriva sempre di utilizzare tutte le risorse dell’intelligenza per comprendere la fede.

Camillo De Martino