Giarre e Madrid: due città unite dalla devozione per Sant’Isidoro

Giarre e Madrid idealmente unite sotto l’egida del Santo agricoltore. All’interno di una Chiesa Madre di Giarre moderatamente gremita, il pontificale presieduto dal cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo, ha rappresentato l’acme dei festeggiamenti in onore di Isidoro, Santo Patrono della cittadina Jonica.

L’avvenimento, è stato infatti scandito nei giorni precedenti da momenti di folklore connotati dalla presenza degli sbandieratori di Camporotondo Etneo chiamati “Leoni Reali”.

Anche quest’anno comunque, su input dell’arciprete Nino Russo, le celebrazioni sono state posticipate affinchè coincidessero con quelle poste in essere a Madrid in onore del Santo.

Durante il pontificale, Romeo, facendo riferimento alla figura di Isidoro, ha asserito che le doti di chi espleta la mansione di agricoltore, ricoperta proprio dal predetto santo spagnolo, siano quelle che un cristiano deve esprimere per essere in linea con i dettami di Cristo. La metafora della vite, è infatti esplicativa a tal proposito. L’azione di tagliare i vecchi tralci non può prescindere da un taglio al ceppo teso a rinvigorirlo e a fare in modo che esso produca buon frutto.

Così come un agricoltore pota la vite e ne accompagna la crescita, allo stesso modo il cristiano deve accogliere in sè la spinta del rinnovamento oltre che accettare di modificare anche radicalmente il proprio modus operandi, sebbene ciò comporti la necessità di accollarsi la croce e dunque di patire sofferenze. La vocazione al sacrificio fu infatti il principale requisito di Sant’Isidoro, a proposito del quale, secondo l’agiografia, si dice che mentre lui pregava, gli angeli lavorassero la terra guidando l’aratro al suo posto.

Al termine della funzione religiosa, il fercolo del Santo ha percorso le principali vie cittadini tra le quali la Via Callipoli, il Corso Italia, la via Luigi Pirandello, la via Luigi Orlando e la Via Garibaldi. In Piazza Immacolata, si è consumato il consueto rito della benedizione delle campagne, in ordine al quale si inoltra al Santo la richiesta di rendere fecondi i campi e dunque anche il lavoro.

La pazienza dell’agricolore, rappresentato anche da una scultura in pane, è l’altro requisito, enunciato nel corso della solennità, dal quale un cristiano non può prescindere, poichè chi non esercita la pazienza nel lavoro, spera invano in un premio. Gli stendardi della parrocchia “S.Isidoro”, del gruppo Ministranti “S. Tarcisio” e lo stendardo di S. Rita, insieme a quello del comune di Giarre, hanno impreziosito il serpentone snodatosi lungo le arterie viarie.

A conclusione del percorso, seguito però da un numero esiguo di fedeli, si è materializzato uno spettacolo pirotecnico che ha sancito la chiusura dei festeggiamenti. L’arciprete don Nino Russo, al termine delle celebrazioni, caratterizzate anche dal coinvolgimento dei fedeli della frazione di Noto chiamata Testa dell’Acqua e di Castelmola oltre che dalla distribuzione di spighe e pane, ha preannunciato, che, in vista dei festeggiamenti del prossimo anno, vi è l’intenzione di assicurare la venuta del vescovo di Madrid a Giarre, in quanto il 2018 sarà l’anno del bicentenario dell’esistenza della chiesa Madre, la cui costruzione iniziò nel 1794. Il 1818 fu infatti l’anno in cui fu sancita la demolizione dell’antica chiesa di Sant’Agata e Sant’Isidoro, ormai danneggiata dai dviersi terremoti. Il 1824 fu invece l’anno in cui Papa Leone XII riconobbe Sant’Isidoro come unico patrono di Giarre.

Umberto Trovato