Calatabiano, tre settimane con San Filippo

In attesa della caratteristica e suggestiva “Calàta” e della successiva “Salita”, la comunità locale ha iniziato a celebrare il suo protettore con l’inaugurazione dell’associazione che raggruppa i coraggiosi “portatori” della statua dell’evangelizzatore venuto dalla Siria. Dopodomani, inoltre, il Cineteatro Comunale ospiterà un convegno ed una collettiva d’arte sul tema

I Comuni siciliani pullulano di eventi religiosi che affondano le loro radici in antiche tradizioni di fede popolare. Non sempre, tuttavia, ce ne occupiamo sugli organi d’informazione trattandosi di ricorrenze “di routine” che – come suol dirsi – “non fanno notizia”. Ma a Calatabiano, ridente cittadina alla foce del fiume Alcantara rientrante nella provincia di Catania, l’annuale festa in onore di San Filippo Siriaco, protettore del paese, per la sua spettacolarità e la massiccia partecipazione popolare costituisce sempre un evento dal sapore unico e, come tale, di grande richiamo; trattasi sicuramente della festa religiosa più caratteristica del comprensorio jonico etneo.

La giornata “clou” è quella del sabato antecedente la terza domenica di maggio, quando prima dell’imbrunire (intorno alle ore 18,30) va in scena il rito “mozzafiato” della cosiddetta “Calàta” (“discesa” in lingua italiana) del santo lungo il ripidissimo e tortuoso sentiero che collega la chiesa del Castello, in cui la statua di Filippo è conservata, alla Chiesa Madre; una cinquantina di devoti lo percorrono di corsa portando a spalla il fercolo con il simulacro e regalando agli spettatori emozioni “da brivido”.

Una settimana dopo la statua di San Filippo viene riportata nella chiesa del Castello con un’altra processione denominata “La Salita”, proprio perché segue il percorso inverso della “Calàta”.

Quest’anno, comunque, la comunità calatabianese si è immersa nell’atmosfera della festa con due settimane di anticipo. Domenica scorsa, infatti, è stata solennemente tenuta a battesimo, nella sede di Via XX Settembre, la nuova associazione culturale “I Portatori di San Filippo Siriaco”, di cui fanno parte gli “eroici” devoti che, sfidando il pericolo di scivolare lungo l’impervio percorso, portano a spalla il fercolo del santo protettore in occasione della “Calàta” e della successiva “Salita”. Per questi fedeli l’essere “portatore” è assimilabile ad un privilegio o ad un titolo onorifico che, non a caso, viene “gelosamente” tramandato da padre in figlio. A guidare il sodalizio è il presidente Stefano Brianni, profondo conoscitore della storia di San Filippo e del suo culto nelle varie comunità siciliane che, come Calatabiano, venerano l’evangelizzatore venuto dalla Siria (Agira, Limina, Mongiuffi Melia, Roccafiorita, ecc.).

Il prossimo appuntamento in preparazione dei solenni festeggiamenti di sabato 14 maggio (quando avrà luogo la “Calàta”) è in programma per dopodomani, venerdì 6 maggio alle ore 16.30, con il convegno sul tema “Calatabiano: Fede, Storia e Tradizioni”. L’iniziativa, organizzata dall’associazione culturale “Trinacria”, guidata dal presidente Gaetano Tradito, e dall’Amministrazione Comunale, vedrà in veste di relatori il sindaco Giuseppe Intelisano, lo storico e docente universitario Antonino Alibrandi, l’arciprete Salvatore Sinitò, il prima citato Stefano Brianni in qualità di presidente dell’associazione “Portatori di San Filippo Siriaco”, il sociologo-psicologo Concetto La Spina, il sindaco del Comune messinese di Limina Marcello Bartolotta, il commissario dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara Giuseppe Morano ed il presidente del Gal “Terre dell’Etna e dell’Alcantara” Cettino Bellia. I lavori saranno intervallati dalle esibizioni del Gruppo Musicale Parrocchiale “Don Bosco”. Per l’occasione, sempre all’interno del Cineteatro Comunale calatabianese sarà anche visitabile una mostra collettiva dei tre apprezzati artisti figurativi locali Caterina Parrello, Lea Santisi e Damiano Marra, i quali esporranno le rispettive opere ispirate alla vita di San Filippo Siriaco.

Ma chi era esattamente quest’ultimo e perché Calatabiano lo venera da oltre due secoli e mezzo?

Si sa che San Filippo nacque in Siria nel 40 d.C., in piena dominazione romana, e che sin dall’infanzia fu educato ai principi del Cristianesimo, particolarmente sentiti in quelle terre testimoni della vita di Gesù. All’età di venti anni fu ordinato diacono con il compito di evangelizzare vari centri dell’Asia minore. Successivamente si recò a Roma per incontrare San Pietro, il quale lo consacrò sacerdote e gli dette la facoltà di comprendere tutte le lingue ed i dialetti conosciuti nonché il potere di liberare gli ossessi dal demonio. Ma lo incaricò pure di andare ad evangelizzare la Sicilia.

Non appena arrivato nell’isola, Filippo si sarebbe prima fermato nel villaggio messinese di Faro Superiore e, dopo, in vari paesini della fascia jonica peloritana, quali Limina e Roccafiorita, che ne hanno apprezzato l’opera evangelizzatrice nonché il potere di esorcizzare parecchie persone in preda alle forze del male.

Giunse, quindi, anche a Calatabiano dove convertì al Cristianesimo gli abitanti del luogo, che gli rimasero grati soprattutto per le guarigioni ed i numerosi esorcismi da lui operati.

E proprio nella comunità etnea è ambientata una particolare leggenda: lì San Filippo sarebbe stato sfidato da Satana a provare la potenza di Dio; il demonio lo legò con pesanti catene, ma lui riuscì disinvoltamente a liberarsi e legò a sua volta Satana con un semplice filo della sua barba inseguendolo sino all’Inferno, da dove uscì ricoperto di fuliggine; e proprio per questo motivo Filippo viene raffigurato col volto tutto nero.

Ed il rito della caratteristica “doppia” processione che a Calatabiano si svolge annualmente a maggio, presenta diversi riferimenti alla vita del Santo: la velocità quasi “indiavolata” con cui la “Calàta” e la “Salita” vengono effettuate simboleggia la rapidità di Filippo nello scacciare i demoni del male; i nastrini colorati (rossi, verdi e gialli), detti “misure”, che i fedeli indossano durante la festa rappresentano, inoltre, i peli della barba con cui, secondo la leggenda prima citata, il religioso legò Satana.

La vita terrena di San Filippo si è conclusa ad Agira (Enna) il 12 Maggio del 103 d.C., giorno a lui dedicato, non solo a Calatabiano, ma anche negli altri centri ove il religioso venuto dalla Siria ebbe a svolgere la sua missione.

Su di un colle adiacente alla riva destra del fiume Alcantara in contrada Marzacchino (una volta territorio di Calatabiano ed ora di Castiglione di Sicilia) i calatabianesi, in segno di riconoscenza, gli edificarono una chiesa di cui rimangono solo i ruderi. Tra il ‘500 ed il ‘600, infatti, l’edificio sacro venne distrutto da un’incursione di pirati turchi che, proprio nel giorno dei festeggiamenti in onore di San Filippo, massacrarono tutti i fedeli, il cui sangue avrebbe addirittura colorato di rosso le acque del vicino torrente Sannona (che fu così chiamato proprio perché in dialetto calatabianese “sannona” significa “molto sangue”).

A San Filippo venne, quindi, dedicata la chiesa del Castello, e la caratteristica “Calàta” che si diparte da questa nuova “dimora” (fatta costruire dai Cruyllas, nobili di origine Catalana, nell’anno 1484) la si celebra sin dal lontano 1766.

Rodolfo Amodeo

 

FOTO: i portatori di San Filippo Siriaco all’inaugurazione della loro associazione e, nei riquadri (da sinistra), il presidente di quest’ultima, Stefano Brianni, quello dell’associazione “Trinacria”, Gaetano Tradito, ed il volto della statua del protettore di Calatabiano