Francavilla, Borgo Schìsina all’Università

Santi Di Pietro si è laureato in Architettura discutendo una tesi su uno dei sette villaggi rurali edificati nel territorio del suo Comune a seguito della riforma agraria degli Anni Cinquanta, ma presto abbandonati in quanto pressoché invivibili. Ed avvalendosi dell’aiuto del papà fabbro, ha realizzato anche una fedelissima riproduzione in ferro dell’agglomerato “fantasma”, dove nel 1976 trovò “banalmente” la morte il potente ministro Restivo

La tanto invocata ed apprezzata apertura al territorio delle Università è anche e soprattutto merito di quegli studenti che scelgono come argomento della tesi conclusiva aspetti e problematiche attinenti ai rispettivi Comuni di provenienza, così come ha fatto di recente Santi Di Pietro, neo dottore in Architettura di Francavilla di Sicilia, il quale ha incentrato la sua dissertazione di laurea sui borghi rurali (o villaggi) esistenti nel suo paese, con particolare riferimento a quello denominato “Schìsina”.

Per questo suo accuratissimo studio il giovane architetto, laureatosi all’Università “Kore” di Enna, non si è limitato a produrre documenti cartacei, planimetrie e rilievi fotografici, ma ha anche realizzato i plastici in ferro del Villaggio Schisina e del moderno frantoio che il borgo rurale potrebbe ospitare nell’ottica di una sua auspicabile riqualificazione; titolo della tesi in questione è, infatti, “Un progetto per il borgo rurale Schisina: il frantoio contemporaneo”.

«In pratica – spiega Santi Di Pietro – anche il Borgo Schisina e tutti gli altri villaggi rurali (Buccèri, San Giovanni, Morfìa, Piano Torre, Malfitana e Vignali) fatti costruire dalla Regione Siciliana (tramite l’ente denominato “E.R.A.S.”) tra Francavilla e Novara negli Anni Cinquanta, sono completamente disabitati ed in stato di totale abbandono. Questo perché non consentirono il raggiungimento dell’obiettivo che si era posta la riforma agraria che li aveva previsti, ossia la democratica assegnazione ai contadini di porzioni dei latifondi espropriati a nobili e benestanti. Ad ogni villaggio mancavano, infatti, le infrastrutture essenziali, a cominciare da un’adeguata viabilità di collegamento con il centro abitato di Francavilla. Recarsi in paese era, invece, una necessità inderogabile sia per l’approvvigionamento alimentare che per quello idrico, in quanto nei villaggi non arrivava nemmeno l’acqua, malgrado accanto alle case fossero stati allocati dei capienti abbeveratoi. Dopo i primi entusiasmi, pertanto, i contadini assegnatari abbandonarono definitivamente quei fazzoletti di terra che oggi, invece, meriterebbero di essere riqualificati, così come ho sostenuto nella mia tesi di laurea. Quest’ultima, dunque, l’ho articolata fondamentalmente in due parti: la prima incentrata sulla fallimentare esperienza dei borghi rurali siciliani, mentre la seconda su un’ipotesi di recupero del nostro Borgo Schisina innestando in esso, senza alterarne lo stato, un frantoio moderno, tecnologicamente all’avanguardia ed assolutamente ecocompatibile. La scelta di questo tipo di impianto produttivo non è stata casuale, ma ispirata dal fatto che Francavilla di Sicilia, ormai da alcuni anni, si fregia della denominazione di “Città dell’Olio”. Ringrazio di vero cuore il Prof. Arch. Maurizio Oddo, relatore della tesi, ed il correlatore, ossia l’Ing. Alessandro Barracco, i quali hanno apprezzato molto questo mio lavoro nonché le allegate riproduzioni in ferro del villaggio e del frantoio, per le quali mi è stato prezioso l’aiuto di mio padre, noto artigiano fabbro di Francavilla».

Su una base metallica, sagomata tenendo conto delle reali altimetrie del lembo di territorio in questione, Santi Di Pietro ha quindi fissato dei tasselli in ferro che ben rappresentano gli edifici di cui venne dotato Borgo Schisina (case, chiesa, scuola, ecc.), realizzando così un originale manufatto assimilabile ad una vera e propria opera d’arte contemporanea. Ed oltre a riprodurre il villaggio e l’ipotetico annesso oleificio, il giovane architetto ha anche stilizzato, sempre utilizzando aste e moduli cubici in ferro, un’avveniristica “stele” fotovoltaica che potrebbe garantire a Borgo Schisina il necessario approvvigionamento energetico.

L’interessante e significativa tesi di laurea di Santi Di Pietro ci ha fornito l’occasione per tornare ad occuparci giornalisticamente dei cosiddetti “villaggi fantasma” di Francavilla di Sicilia, che nel 1976 furono anche la “tomba” dell’onorevole Franco Restivo, ministro dell’Interno e della Difesa e, prima ancora, presidente della Regione Siciliana. I borghi rurali francavillesi, infatti, rientravano nei latifondi della nobile famiglia palermitana dei Majorca Pecoraro, con i quali Restivo era imparentato. Di fatto, dunque, l’unico inquilino di quei “villaggi fantasma” rimase solo lui in quanto, a differenza dei “poveri” contadini, poteva raggiungerli agevolmente avvalendosi del rombante elicottero messogli a disposizione come alta autorità dello Stato. In tanti, specie gli anziani, a Francavilla ricordano ancora il passaggio sulle loro teste di quel velivolo diretto ai villaggi, dove l’eminente politico palermitano, anche durante l’impegnativo e prestigioso mandato di ministro degli Interni, faceva ritorno ad ogni fine settimana e nelle festività per ritemprarsi dalle “fatiche” romane. Ma neanche a Franco Restivo quei terreni portarono fortuna visto che, come prima accennavamo, proprio a Villaggio Schisina trovò la morte essendosi incautamente immerso nella vasca da bagno subito dopo aver pranzato.

Chi scrive rievocò tale particolare vicenda in un servizio giornalistico di diciotto anni fa, nell’ambito del quale si accennava anche al “triste” destino (non si sa sino a che punto “non voluto”…) dei borghi rurali di Francavilla. E tra i lettori di quel servizio ci fu anche un signore del Taorminese, negli anni giovanili avvezzo a frequentare gli ambienti del jet-set internazionale, il quale ci contattò per metterci al corrente di una “curiosità”.  Ci riferì, in pratica, che nei primi Anni Settanta si presentò agli amministratori comunali francavillesi del tempo un noto industriale ligure, il quale era disposto a sborsare un miliardo di vecchie lire (cifra oggi considerevole, ma ancor più allora) per l’acquisto di uno dei sette villaggi. Ma i soliti “lacci” dei piani regolatori e le pastoie burocratiche in cui, specie in Sicilia, ci s’impantana quando bisogna trasferire un bene pubblico ad una sfera patrimoniale privata con il relativo cambio di destinazione d’uso, finirono col far cambiare rotta a quel magnate della finanza, che in quel villaggio aveva probabilmente intravisto i presupposti ideali per un’iniziativa turistica di un certo livello o per fissare il quartier generale per l’Italia Meridionale della sua solidissima azienda. Per Francavilla di Sicilia, insomma, l’ennesima occasione sprecata.

Alla fin fine, se ciò può consolare, i “villaggi fantasma” di Francavilla sono tornati utili solo a due blasonati registi italiani di fama internazionale, quali Roberto Rossellini e Michelangelo Antonioni, che negli Anni Sessanta, attirati dalle atmosfere tra il surreale ed il tetro di questi luoghi, vi girarono il primo il documentario “Idea di un’isola” ed il secondo alcune scene del film “L’avventura”, avente per protagonisti Monica Vitti, Lea Massari e Gabriele Ferzetti (cliccare qui per visionare il videodocumento “I fantasmi dei Peloritani”, contenente i lavori di Rossellini ed Antonioni ambientati nei borghi rurali francavillesi).

Rodolfo Amodeo

 

 

FOTO: nella principale il neo architetto Santi Di Pietro con la sua riproduzione in ferro di Borgo Schisina e, nei riquadri, alcuni scorci del villaggio “fantasma”; nelle altre un’immagine ravvicinata del plastico ed il ministro Restivo durante un suo soggiorno nel borgo rurale