Un “regalo” a Malvagna dal sindaco Cunsolo

Il primo cittadino del piccolo Comune dell’Alcantara ha rinunciato ai 6.500 euro che gli sarebbero spettati tra cinque anni a titolo di “indennità di fine mandato” e che, nel frattempo, si sarebbero dovuti via via accantonare nel bilancio dell’ente. Adesso, dunque, tale somma potrà essere utilizzata per interventi di pubblica utilità in favore della comunità locale

Se è vero che, specie nella gestione della cosa pubblica, risparmiare significa anche guadagnare, da alcune ore il bilancio del Comune di Malvagna si ritrova con circa 6.500 euro in più. A tanto, infatti, sarebbe ammontato l’importo dell’indennità di fine mandato spettante all’attuale sindaco Giuseppe Cunsolo, il quale ieri mattina ha ufficialmente rinunciato a tale emolumento, chiedendo per iscritto al funzionario comunale responsabile dell’Area Finanziaria, alla Giunta ed al Consiglio Comunale di eliminare dal bilancio la relativa voce di spesa (che si sarebbe dovuta impinguare ogni anno fino al raggiungimento dell’importo totale al termine del quinquennio amministrativo).

Stando alla normativa che disciplina questa sorta di “TFR” dei pubblici amministratori, il primo cittadino malvagnese, insediatosi cinque mesi fa, alla scadenza del suo mandato, ossia nel 2020, avrebbe avuto diritto a percepire una somma equivalente ad una indennità di carica mensile (nella fattispecie € 1.291,00) moltiplicata per cinque, ossia il numero di anni del mandato; a conti fatti, dunque, Cunsolo, del tutto legittimamente, si sarebbe alzato dalla sua “poltrona” con in tasca 6.455 euro in più. Grazie a questa generosa rinuncia, invece, detta somma potrà essere impiegata sin da subito per interventi di pubblica utilità in favore della comunità malvagnese.

«Ancora una volta – si limita a dichiarare Giuseppe Cunsolo – questa nostra gestione amministrativa, alle parole fa seguire i fatti, a cominciare dalla scrupolosa applicazione dei principi della spending review e, ove possibile, andando anche oltre pur di essere in grado di dare risposte alle esigenze dei nostri concittadini».

Seimila e passa euro non cambiano certo le sorti di una comunità, ma possono in ogni caso consentire, specie in questi tempi di magra e di finanziamenti pressoché inesistenti, di affrontare piccoli lavori pubblici, aiutare delle famiglie in difficoltà, allestire qualche evento artistico-culturale e, magari, diminuire leggermente la pressione fiscale.

Anche nei nostri Comuni, dunque, alcuni illuminati pubblici amministratori locali stanno cominciando ad avvertire l’opportunità, se non il dovere, di rinunciare in tutto o in parte ai rispettivi appannaggi economici per devolverli alle comunità che sono chiamati a rappresentare e guidare. Qualche settimana fa c’eravamo occupati del vicesindaco di Giardini Naxos, Carmelo Giardina, il quale ha indetto una democratica consultazione popolare per consentire ai propri concittadini di esprimersi su come utilizzare i soldi delle indennità di carica di questo suo primo semestre amministrativo.

A nostro modesto parere – ma è un’opinione del tutto personale – è anche giusto che chi dedica tempo ed energie alla cura degli interessi della propria comunità debba in qualche modo essere ripagato anche economicamente con una indennità a fronte dell’impegno profuso (senz’altro preferibile alle immorali tangenti). Pur tuttavia, specie quei sindaci ed assessori che hanno la fortuna di avere un lavoro, di percepire una pensione o di essere benestanti, almeno ogni tanto potrebbero rinunciare a parte di queste “paghette” ed agli ulteriori “benefit accessori”, come quella sorta di buonuscita, chiamata “indennità di fine mandato” (di cui parecchi “uomini della strada” sconoscono ancora l’esistenza) rifiutata dal magnanimo giovane sindaco di Malvagna.

Rodolfo Amodeo      

 

FOTO: il sindaco di Malvagna, Giuseppe Cunsolo, in municipio a pochi giorni dal suo insediamento di cinque mesi fa e durante una recente cerimonia pubblica