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Giarre: un incontro dell’Unitre per rivalutare il ruolo della donna nelle arti figurative

Giarre: un incontro dell’Unitre per rivalutare il ruolo della donna nelle arti figurative

L’associazione, guidata da Maria Grazia Bechini, ha invitato il professore Luca Vasta a tenere una conferenza sulla creatività femminile, mai adeguatamente valorizzata nonostante i capolavori da essa espressi. Evidenziate, in particolare, le figure e le opere di Properzia De’ Rossi, Artemisia Gentileschi, Angelica Kauffmann e Tamara de Lempicka

Nel corso dei secoli tantissime donne si sono cimentate con eccellenti risultati nelle arti figurative, ma non hanno mai raggiunto la notorietà dei loro colleghi di sesso maschile. E’ stato questo il tema dibattuto qualche sera fa nella “Sala Romeo” del Palazzo delle Culture di Giarre su iniziativa della locale associazione “Unitre” (Università delle Tre Età) attualmente guidata dalla presidente Maria Grazia Bechini.

“Donne in Arte” era il titolo di questa conferenza tenuta da Luca Vasta, docente giarrese di Storia dell’Arte presso l’Accademia delle Belle Arti di Catania, con all’attivo numerose esperienze didattiche nonché giornalistiche come apprezzato critico di livello nazionale. Come ha ribadito anche l’altra sera, lui è uno di quegli insegnanti che esorta gli allievi ad andare oltre la visione superficiale e globale di un dipinto o di una scultura, di cui vanno attenzionati anche i singoli particolari (colori, espressioni dei volti, elementi di contorno, ecc.) in maniera tale da poter risalire al contesto storico e socioculturale in cui l’opera si è originata e di cui è testimonianza.

Properzia De’ Rossi: “La moglie di Putifarre e lo schiavo Giuseppe”

Dopo essere stato introdotto dalla presidente Bechini e dall’assessore comunale alla Cultura Patrizia Lionti, il professor Vasta, originario per parte di madre (l’insegnante ed art promoter Iberia Medici) del Comune messinese di Francavilla di Sicilia, si è subito addentrato nell’argomento ad oggetto dell’incontro, sottolineando come «anche nell’arte la donna sia stata penalizzata dal maschilismo imperante per secoli. Personalmente conosco i lavori di oltre cinquecento artiste, molte delle quali non meno capaci dei loro colleghi uomini. Questi ultimi, però, hanno sempre esercitato una certa supremazia, con l’accondiscendenza di eminenti critici del loro tempo che quasi consideravano una “eccezione” la donna pittrice o scultrice in quanto la donna si sarebbe dovuta occupare unicamente delle umili faccende domestiche».

Artemisia Gentileschi: “Giuditta decapita Oloferne”

Luca Vasta ha quindi passato in rassegna le vite e le opere più rappresentative di quattro artiste dei secoli scorsi, che il relatore ha preso a modello per illustrare il percorso di emancipazione della donna anche attraverso la manifestazione della propria creatività.

«Iniziando dalla cinquecentesca Properzia De’ Rossi – ha spiegato Vasta – nonostante la pregevolissima predella da lei realizzata per la basilica bolognese di San Petronio ed ispirata all’amore non corrisposto tra la moglie del nobile egiziano Putifarre e lo schiavo Giuseppe, si disse maliziosamente che quest’artista aveva realizzato tale opera spinta da una sua analoga esperienza sentimentale e perché il lavoro in questione se l’era procurato grazie alla sua frequentazione di uomini particolarmente ingerenti.

«Non adeguatamente compresa fu, alcuni decenni dopo, anche Artemisia Gentileschi, figlia del celebre artista Orazio Gentileschi, la quale ha partorito un autentico capolavoro con il suo olio su tela raffigurante Giuditta che decapita Oloferne, anche in questo caso sublimazione pittorica di una drammatica esperienza vissuta personalmente dall’autrice, vittima di una violenza sessuale. Trattasi di un’opera altamente innovatrice, assimilabile ad una scultura e che si pone in maniera quasi “interattiva” verso chi la osserva, superando addirittura quanto espresso dagli illustri contemporanei della Gentileschi, ossia Caravaggio e Rubens.

Tamara de Lempicka: “Autoritratto su auto Bugatti”

«Arriviamo quindi alla fine del 1700, quando la donna poté cominciare ad inserirsi negli ambienti mondani e “salottieri”, rivendicando una propria dignità artistica, come nel caso della pittrice svizzera Angelica Kauffmann, la quale vantava anche spiccate doti canore.

«Ma a determinare una vera “rottura” con il passato è stata, a partire dai primi del Novecento, la pittrice polacca Tamara de Lempicka, come si evince, tra l’altro, da quel suo autoritratto che la raffigura a bordo di un’autovettura “Bugatti” verde. Tamara, infatti, era una donna all’avanguardia, tra le prime a guidare un’automobile e ad indossare i pantaloni. Ed in diversi suoi dipinti si nota la prevalenza del soggetto femminile, all’insegna di una spiccata sensualità, sul retrostante mondo maschile, evocato da rigide forme geometriche.

La presidente dell’Unitre di Giarre, Maria Grazia Bechini, consegna una targa al prof. Luca Vasta a conclusione della conferenza dei giorni scorsi

«Da questa visione “al femminile” dell’arte che abbiamo sinteticamente esposto questa sera – ha concluso il professore Vasta – si può ben capire come la cultura, da tanti erroneamente considerata qualcosa di effimero ed ininfluente, abbia sempre dato un “input” al progredire della società: anche se non con effetti immediati, chi si esprime e crea qualcosa finisce, prima o poi, col determinare un cambio di mentalità e, quindi, un processo evolutivo».

Rodolfo Amodeo

 

FOTO PRINCIPALE: Luca Vasta con accanto l’autoritratto di Angelica Kauffmann

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