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Come insegnare il dialetto siciliano nelle scuole: il libro di testo di Gaetano Cipolla

Come insegnare il dialetto siciliano nelle scuole: il libro di testo di Gaetano Cipolla

Il docente emerito della St. John’s University di New York, nativo di Francavilla di Sicilia, ha riadattato il manuale da lui redatto alcuni anni fa per i discendenti degli emigrati italiani negli Usa affinché ne possano adesso usufruire anche gli studenti dell’isola per le lezioni settimanali sulla lingua locale recentemente disposte dal Governo Regionale

Come disposto dall’attuale presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, a partire da questo anno scolastico in tutte le scuole dell’isola di ogni ordine e grado dovrebbe tenersi un’ora a settimana di lezione sulla materia “Storia, Letteratura e Lingua della Sicilia”. Trattasi della prima opportunità, dopo tanti anni di dibattiti e “lotte” al riguardo, per poter finalmente introdurre tra le discipline didattiche l’insegnamento del dialetto siciliano.

E la nostra regione non si trova impreparata a questa “sfida” grazie ad un apposito libro di testo realizzato da Gaetano Cipolla, professore emerito di Lingua e Letteratura Italiana presso la prestigiosa St. John’s University di New York, emigrato da Francavilla di Sicilia negli Usa nel 1955, il quale non ha mai spezzato il proprio legame con la terra che gli ha dato i natali nel quartiere della cittadina dell’Alcantara denominato “Furriàta di Mallimàci”.

Il Prof. Cipolla, in pratica, ha messo a disposizione della Regione Siciliana il volume “Mparamu lu Sicilianu – Un corso interattivo per apprendere il Siciliano”.

Come lui stesso ci spiega, «si tratta della versione italiana di “Learn Sicilian”, una mia pubblicazione di alcuni anni fa che negli Stati Uniti è già alla terza ristampa. Nella sua versione originaria essa era destinata agli studenti americani desiderosi di conoscere la lingua e la cultura d’origine dei propri genitori e nonni emigrati. Ma adesso, non appena ho appreso che il dialetto siciliano sarà materia d’insegnamento nelle scuole della mia terra, ho voluto trasformarla in un libro di testo per gli studenti italiani, che di fatto è l’unico esistente per tale disciplina. Si tratta di una grammatica, ossia di un’opera esclusivamente destinata all’insegnamento seguendo i normali criteri-guida dei testi per lo studio delle lingue straniere. “Learn Sicilian” è stata adottata dall’Università della Pennsylvania a Filadelfia e dall’Université della Manouba di Tunisi, il cui docente Alfonso Campisi ha curato questa nuova edizione italiana intitolata “Mparamu lu Sicilianu”, cui è abbinato un Dvd audio per le esercitazioni pratiche, ma contenente anche immagini paesaggistiche e riproduzioni di opere d’arte».

Gaetano Cipolla, che tramite la rivista letteraria internazionale “Arba Sicula” da lui fondata e diretta si occupa ormai da decenni della promozione della cultura siciliana nel mondo, si sofferma quindi sulla “dignità” del dialetto siculo e sull’importanza della sua divulgazione presso le giovani generazioni.

«Il nostro lessico – sostiene il Prof. Cipolla – non è un mezzo inferiore di comunicazione rispetto alla lingua italiana. Se Dante Alighieri fu il “padre” di quest’ultima, il ruolo di “madre” spetta senz’altro alla lingua siciliana, che è stata la prima lingua letteraria conosciuta ed usata in tutta Italia, come anche alcuni autorevoli studi recenti hanno dimostrato. Purtroppo, però, in siciliano si continua a parlare solo in famiglia o tra il gruppo ristretto dei propri amici e conoscenti, mentre invece bisognerebbe usare questa lingua anche negli uffici pubblici, in banca o al ristorante, senza minimamente “vergognarsi”. Per esperienza personale posso dire che eminenti personalità provenienti dall’estero, pur parlando disinvoltamente più lingue, tra cui l’italiano, non disdegnano di esprimersi pubblicamente nel nostro dialetto allorquando si trovano in Sicilia: ciò significa che diversi termini tipici dell’idioma siculo fanno ormai parte del linguaggio universale».

Nelle sue oltre trecento pagine, “Mparamu lu Sicilianu” contiene un’approfondita analisi delle peculiarietà del dialetto isolano, tra cui il pronunciamento sempre doppio della lettera “b” (bbeddu, bbastuni, bbabbu, àbbitu, sàbbatu, sùbbitu, ecc.), la sostituzione in alcune località della lettera “d” con la “r” (duminica-ruminica, dici-rici, ecc.) e della lettera “b” con la “v” (butti-vutti, bucca-vucca, biviri, viviri, ecc.).

«C’è da dire – dichiara al riguardo Gaetano Cipolla – che il siciliano non è una parlata valevole per tutte le aree territoriali dell’isola. Da un chilometro all’altro, infatti, ci sono diversi modi di scriverlo e pronunciarlo. Siamo dunque di fronte a tanti dialetti che pur avendo molte differenze hanno comunque anche tante somiglianze, che permettono ad un messinese che dice “Jò”, per significare “Io”, di capire un catanese che utilizza “Jù” con riferimento allo stesso pronome. Il siciliano che insegno in questa grammatica è una sorta di “koinè” (ossia “lingua comune”). Quando ero proprio in dubbio – conclude il Prof. Cipolla rinnovando il suo profondo legame al paese natio – mi sono appoggiato alla sempre comprensibile “parlata” del Comune messinese di Francavilla di Sicilia».

Rodolfo Amodeo

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