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Operazione Aquilia: quel tentato omicidio di Mario Tornabene per anni avvolto nel mistero

Operazione Aquilia: quel tentato omicidio di Mario Tornabene per anni avvolto nel mistero

Mario Tornabene, originario di Acicatena, titolare, insieme con altri soci, di una struttura turistico ricettiva a Marina di Cottone, la sera del 28 agosto del 2007 era finito nel mirino della criminalità.Due i sicari entrati in azione in sella ad un scooter modello Custom; entrambi hanno raggiunto l’impianto polifunzionale di via Marina e gli hanno sparato contro tre colpi di pistola calibro 7.65, uno dei quali ha raggiunto la vittima al ventre.

Tornabene rimasto ferito, soccorso dal 118, condotto in ospedale,  è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico che ha interessato l’area intestinale perforata dal proiettile. L’uomo è rimasto in sala operatoria al Sant’Isidoro di Giarre per oltre sei ore. Tornando all’accaduto, il tentato omicidio dell’uomo, avvenuto a Marina di Cottone, già al tempo poneva una serie di quesiti sui sotterranei movimenti della criminalità organizzata e sul significato che assume l’iniziativa di un tentato omicidio ai danni di una persona stimata da molti per la sua arte mediatrice. Mario Tornabene, pur avendo avuto in passato un ruolo di primo piano nella consorteria mafiosa vicino alla famiglia Santapaola – cosi come confermano numerosi atti processuali degli anni ’90 – da oltre un decennio aveva preso le distanze da certi ambienti e soprattutto da frequentazioni pericolose. Almeno nell’ufficialità. Non solo. Tornabene si era dedicato alla sua attività imprenditoriale puntando con successo sulla valorizzazione di una struttura turistico ricettiva di Fiumefreddo, divenuto in poco tempo un impianto polifunzionale tra i più attrezzati della provincia (area per camper, pista per mini moto, piscine).

Parallelamente, Tornabene, in quel periodo, ha continuato a gestire la ditta di famiglia che si occupa invece della commercializzazione di estintori per edifici pubblici e privati. In questo scenario di apparente “normalità”, l’inattesa missione di morte. I sicari quella sera d’estate hanno agito per uccidere e non certo per avvertire. Solo una fatalità ha voluto che Tornabene rimanesse vivo. Un tentato omicidio maturato a Fiumefreddo che, ricordiamo, è stata storicamente la base strategica in cui ha continuato ad operare il clan Brunetto, cosca satellite della famiglia Santapaola, che muove i suoi interessi criminali su tutto il comprensorio giarrese.

Oggi con l’operazione Aquilia è stata fatta  luce su estorsioni che duravano da venti anni e che sono state interrotte, in alcuni casi, dalle “seconde generazioni” di imprenditori che hanno ammesso di essere vittime del racket.

Chiariti anche movente e dinamica del tentativo di omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, come detto, il 28 agosto del 2007: reggente della cosca di Sebastiano Sciuto, avrebbe disatteso gli ordini del boss, che avrebbe incaricato il figlio Stefano, di organizzare l’agguato scattato all’interno della struttura ricettiva La Fattoria di Fiumefreddo.

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