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Fallimento Si.Gen.Co.: altro sequestro di beni per un valore di 3 milioni di euro

Fallimento Si.Gen.Co.: altro sequestro di beni per un valore di 3 milioni di euro

Su richiesta della Procura della Repubblica di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di 5 immobili del valore complessivo stimato di circa 3 milioni di euro, emesso dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale etneo, nell’ambito dell’indagine per bancarotta fraudolenta condotta nei confronti della “Si.Gen.Co. Sistemi Generali s.p.a.”.

La Si.Gen.Co. s.p.a., società già operante nel settore delle costruzioni edili, veniva dichiarata fallita nel 2013 dopo che vi era stata la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo con un passivo di 80 milioni di euro.

Tra le grandi opere realizzate e aggiudicate si ricordano l’aeroporto di Lampedusa, un lotto della strada “dei due mari” Gela – Santo Stefano di Camastra, un ospedale di Mazara del Vallo, alcuni lotti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, l’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, il parcheggio sotterraneo dell’ospedale San Martino di Genova, la Torre Biologica di via Santa Sofia a Catania.

Già nel 2014, i  militari del Nucleo di  Polizia Economico-Finanziaria di Catania eseguivano un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Catania, su richiesta di questa Procura, per oltre 3 milioni di euro per le ipotesi di bacarotta fraudolenta, truffa e falso attribuite all’amministratore pro tempore della società di capitali, Santo Campione e il figlio Pietro.

L’odierna attività  deriva  dall’accertamento di altri  casi di distrazione e dissipazione delle risorse finanziarie della Si.Gen.Co., altrimenti destinate a  soddisfare le pretese creditorie di Erario e imprese private.

Per tali episodi la misura patrimoniale del sequestro preventivo colpisce l’ulteriore profitto realizzato da persone di fiducia del defunto amministratore della società di capitali, l’avv. Santo Campione, ossia gli indagati Raffaele Partescano (cl.1972) e Rosaria Arena (cl.1952).

Raffaele Partescano risponde del reato di bancarotta fraudolenta, quale amministratore di diritto della Fortuna s.r.l., in concorso con l’allora amministratore della Si.Gen.Co. Santo Campione, in quanto distraeva circa 2 milioni di euro versati dalla Si.Gen.Co. alla Fortuna s.r.l. senza una valida giustificazione economica. La Fortuna s.r.l., avente ad oggetto sociale l’attività di gestione di alberghi, ristoranti e bar, era una società riferibile al medesimo nucleo familiare (costituita nel 2004 dai figli di Santo Campione) e, dunque, allo stesso centro di interessi economici.

La somma di denaro veniva rimpiegata, nell’arco temporale che va dal 2006 al 2012, nell’acquisizione di 4 immobili siti nel Comune di Catania dei quali uno adibito ad abitazione.

Rosaria Arena, quale socia della Si.Gen.Co. Service s.r.l. (società controllante la Si.Gen.Co. spa), concorreva nella bancarotta fraudolenta con il coniuge Santo Campione perché beneficiaria di un trasferimento di oltre 3 milioni di euro quale corrispettivo di una vendita di un terreno.

L’operazione commerciale in questione risultava assolutamente svantaggiosa  per  la  Sigenco  s.p.a.  in  quanto  la  stessa  impegnava risorse finanziarie di quest’ultima per l’acquisto di un bene non funzionale all’attività d’impresa e a condizioni economiche del tutto fuori mercato. Le somme così appropriate indebitamente venivano destinate all’acquisto di un villino in Sant’Agata Li Battiati.

La complessa attività investigativa diretta da questa Procura, articolatasi in più fasi temporali, veniva avviata in seguito allo sviluppo di alcune “segnalazioni di operazioni sospette” nei confronti di Santo Campione, nelle quali erano evidenziati  anomali  flussi finanziari  diretti  dai  conti correnti societari ai rapporti bancari intestati allo stesso amministratore e ai suoi più stretti congiunti.

Gli approfonditi e complessi riscontri operati dalle Fiamme gialle etnee hanno consentito di ricostruire l’articolato percorso delle somme sottratte all’Erario, alla società e ai suoi creditori e indebitamente incassate dal Campione nonché di segnalare a questa Procura le connesse ipotesi di reati fallimentari.

La Guardia di Finanza di Catania ha, dunque, oggi, provveduto a sequestrare un patrimonio costituito da 5 immobili (adibiti ad abitazioni, ufficio pubblico, magazzino e a bottega) costituente l’ulteriore profitto del reato contestato agli indagati, pari a circa 3 milioni di euro.

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