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Francavilla di Sicilia: un secolo e mezzo in compagnia di Sua Maestà il Re Burlone

Francavilla di Sicilia: un secolo e mezzo in compagnia di Sua Maestà il Re Burlone

E’ questa la principale novità emersa dall’edizione 2018 dello storico Gran Carnevale della cittadina dell’Alcantara, di cui si sarebbe individuato l’anno di nascita, databile tra il 1868 ed il 1869. Tale “antichità” farebbe meritare alla kermesse l’inserimento tra le manifestazioni carnascialesche finanziabili dal Ministero dei Beni Culturali

Nonostante i tempi di magra, il Re Burlone di Francavilla di Sicilia può ancora contare su una ricca e fedelissima “corte” sempre ben lieta di rendergli i dovuti “onori”. Anche quest’anno, infatti, sono stati in centinaia i partecipanti alla sfilata-concorso dei carri allegorici e gruppi in maschera, il cui ultimo atto si è celebrato ieri sera in quanto le “solite” avverse condizioni meteo del Martedì Grasso (che si ripresentano pressoché puntualmente ad ogni edizione) hanno consigliato di far slittare al fine settimana la conclusione della kermesse carnascialesca francavillese.

Da sinistra: gli animatori Ciccino Sciacca e Vincenzino Caltabiano

Per quanto concerne il verdetto finale, formulato da una giuria tecnica, ai primi posti si sono classificati “La Fabbrica di Cioccolato” (sezione carri), “I Ruggenti Anni Venti” (sezione gruppi) e “L’Italia fuori dai Mondiali” (sezione satira-farsa), mentre il premio dell’associazione “Fidapa” alla miglior maschera femminile è andato a Graziella Saia (Strega del Mare nel gruppo “Nel magico mondo delle fiabe”).

A trionfare nella sezione dei carri allegorici sono stati dunque gli oltre cento ragazzi della “Fabbrica di Cioccolato”, i quali hanno voluto dedicare la loro vittoria al compianto Francesco “Ciccio” Mamazza, giovane cittadino francavillese, benvoluto da tutti, prematuramente ed improvvisamente deceduto nei mesi scorsi.

Più che meritato, inoltre, il premio “satira-farsa” all’esilarante presa in giro della Nazionale italiana di Calcio, con i suoi “superpagati” calciatori che, anziché a “blasonati” commissari tecnici, andrebbero affidati alle rigorose e sempre valide “cure contadine” di un vecchio e saggio agricoltore siculo (“Don Turi” impersonato dall’istrionico Salvatore Vittorio Zullo).

E per quanto concerne la satira locale, particolarmente apprezzata è stata quella dell’ormai storico gruppo “La Premiata Ditta” (composto da Andrea Rapisardi, Giuseppe Campo, Antonello Orsina ed Adriano Silvestro), che quest’anno ha preso di mira le polemiche politiche francavillesi ed, in particolare, l’attuale spinosa questione dei lavori di messa in sicurezza del palazzo municipale di Piazza Annunziata.

Il gruppo musicale dei “Six Stars” che ha allietato i veglioni

Il “Gran Carnevale Francavillese 2018” è stato organizzato dall’Amministrazione Comunale della cittadina dell’Alcantara, guidata dal sindaco Enzo Pulizzi, in collaborazione con l’associazione Pro Loco, presieduta da Claudio Puglisi, e con i volontari del “Comitato Popolare di Carnevale”.

A condurre i vari momenti della kermesse ha brillantemente provveduto lo speaker-animatore Filippo Zullo, stimato dottore agronomo e funzionario dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara, il quale, nei suoi interventi al microfono, ha più volte accennato ad una significativa “scoperta”, ossia il presumibile anno di nascita del caratteristico Carnevale di Francavilla di Sicilia, celebre ed unico per la sua goliardica trasgressività all’insegna di simboli erotici (in particolare l’asso di bastone, la salsiccia ed il baccalà) ed estemporanee pantomime, a cominciare dalla spassosissima “Cianciùta”, ossia il “solenne funerale” di Re Carnevale, emblema della lussuria e della trasgressione, “officiato” per le vie del paese nel corso della serata conclusiva a margine della sfilata dei carri e dei gruppi.

Filippo Zullo

«Come abbiamo più volte sottolineato nell’edizione di quest’anno – dichiara Filippo Zullo – il Carnevale Francavillese potrebbe essere giunto al suo centocinquantesimo anno di vita. A farcelo notare è stato l’amico Luigi Lo Presti, il quale ricorda che sul finire degli Anni Sessanta l’allora sindaco Salvatore Puglisi, attento storico locale, celebrò il centenario della manifestazione. Ebbene: se a quegli anni ne aggiungiamo altri cinquanta ed andiamo a ritroso nel tempo, arriviamo al periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia, ossia al 1868-1869. Certo è che il nostro è uno dei Carnevali più antichi di Sicilia e, come tale, merita a pieno titolo l’iscrizione all’Associazione Carnevali d’Italia (che ha sede a Viareggio) e, di conseguenza, l’accesso ai fondi della cosiddetta “Legge sullo Spettacolo” stanziati dal Ministero del Turismo e dei Beni Culturali».

Filippo Zullo offre inoltre un interessante spunto di riflessione. «Oggi – fa osservare il cultore della tradizione carnascialesca francavillese – il Carnevale si festeggia ormai ovunque con serate danzanti e sfilate in maschera, che tuttavia non hanno nulla a che vedere con la nostra tradizione secolare, espressione dell’essenza più autentica di questa manifestazione, ovvero la trasgressione in vista del successivo periodo di mortificazioni e rinunce (la Quaresima) testimoniata dalla stessa etimologia latina del nome: “addio alla carne” (carne vale) o “togliere la carne” (carnem levare). I francavillesi, pertanto, non possiamo permetterci di far morire questa tradizione che altre comunità non possono assolutamente vantare. E’ dunque auspicabile che le generazioni presenti e future raccolgano l’eredità delle indimenticabili “maschere” locali, come il compianto Bastiano Puglisi, detto “Vainàsu”, e Vincenzino Caltabiano, detto “Piscitto”, il quale a tutt’oggi continua ad animare la nostra “Cianciùta” indossando i panni di un “audace” cardinale. Non a caso, quest’anno abbiamo previsto per i due dei riconoscimenti rispettivamente alla memoria (a ritirarlo per “Vainàsu” è stato il nipote Antonello Addotta, ndr) ed “alla carriera”. E per il suo attesissimo ritorno sulle scene del Gran Carnevale Francavillese dopo qualche anno “sabbatico”, ringraziamo Peppino Silvestro, detto “il Sorcio”, che ci ha regalato delle indimenticabili “scene da un matrimonio” in coppia con l’inseparabile Peppino D’Aprile, detto “il Merlo”. Encomiabile, infine, l’appassionato impegno di Ciccino Sciacca, anche quest’anno calatosi perfettamente nel ruolo di “fratello di Carnaluvari”».

Gli “sposi” Peppino D’Aprile “Merlo” e Peppino Silvestro “Sorcio”

Lo stesso dottore Zullo, comunque, ammette che «sono ormai lontani ed irripetibili i tempi in cui il Carnevale di Francavilla, come una potente calamita, attirava una moltitudine di persone provenienti da tutti i paesi limitrofi e persino dalle città capoluogo. E capitava anche che tra questi visitatori e la gente del luogo sbocciassero addirittura degli amori, in alcuni casi giunti a felice coronamento con il matrimonio».

Ed, in effetti, la manifestazione carnascialesca del Comune dell’Alcantara anche quest’anno non ha certo registrato i “pienoni” dei tempi d’oro, vuoi per il clima rigido e le condizioni meteo sempre piuttosto incerte, vuoi perché, come prima si accennava, ormai i veglioni e le sfilate si organizzano anche nelle borgate più remote, vuoi perché, probabilmente, il Gran Carnevale Francavillese, in considerazione della sua storica unicità, dovrebbe costituire a tutti gli effetti un “brand” da promuovere su più vasta scala (e non solo con le locandine affisse nei bar del paese…) attraverso un congruo e ben pianificato investimento pubblicitario.

Rodolfo Amodeo

 

FOTO PRINCIPALE: la vincitrice del “Premio Fidapa” Graziella Saia ed uno scorcio del carro vincitore “La Fabbrica di Cioccolato”

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