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Castiglione di Sicilia: addio a Giovanni Bosco, pioniere dell’informazione televisiva nella Valle dell’Alcantara

Castiglione di Sicilia: addio a Giovanni Bosco, pioniere dell’informazione televisiva nella Valle dell’Alcantara

Il vulcanico insegnante si è spento ieri all’età di 79 anni. Attraverso l’indimenticata emittente “R.T.A.”, di cui è stato l’anima, ha permesso ad un vasto territorio di “affacciarsi” per la prima volta dal piccolo schermo. Lontano da atteggiamenti divistici e smanie di protagonismo, ha consentito a tanti futuri operatori della comunicazione di farsi le ossa

Castiglione di Sicilia e l’intera Valle dell’Alcantara hanno perso ieri uno dei loro “personaggi”, ossia colui che si può senz’altro considerare il pioniere dell’informazione a livello locale. All’età di settantanove anni è infatti venuto a mancare Giovanni Bosco, insegnante elementare in pensione ed indimenticabile speaker televisivo, che tra gli Anni Ottanta e Novanta con la “sua” Radio Tele Alcantara ha dato voce e notorietà a politici, artisti e sportivi nonché a gente comune di un vasto bacino territoriale comprendente i centri pedemontani etnei (Linguaglossa, Piedimonte, Randazzo, ecc.) e quelli del versante valligiano messinese (Francavilla di Sicilia, Mojo Alcantara, Malvagna, Motta Camastra, Gaggi, ecc.).

Lo stile televisivo del professore Bosco era inconfondibile: si accostava in maniera estremamente affabile ai soggetti che amava intervistare (in particolare amministratori comunali, dirigenti sportivi ed uomini di chiesa) per poi elegantemente incalzarli con domande a volte anche scomode, ma che erano quelle atte a soddisfare la curiosità del telespettatore.

Giovanni Bosco, pertanto, è stato il primo a far approdare l’informazione dalla Valle dell’Alcantara all’affascinante ribalta televisiva, allora considerata “roba per pochi” perché solitamente appannaggio delle grandi città.

Radio Tele Alcantara (R.T.A.), di cui era socio insieme al compianto sindaco di Castiglione di Sicilia Enzo Grasso e ad altri concittadini appassionati di comunicazione e nuove tecnologie quali Pippo Savoca e Michele Tuccari, s’identificava col suo volto, ma ciò nonostante, non appena l’emittente cominciò ad affermarsi in termini di audience e di gradimento da parte della gente, Bosco, per nulla geloso della popolarità acquisita, preferì defilarsi per lasciare il posto a giovani “eredi”, che col tipico fiuto del talent scout si prodigava a scovare nei vari Comuni del comprensorio per poi proporre loro la collaborazione con Rta, che per tanti di noi futuri giornalisti, ma anche cameramen ed operatori vari, divenne un’autentica palestra professionale.

Potendo contare su un corposo “vivaio”, il professore Bosco smise i panni di anchorman per indossare quelli di autore e programmista, ideando, con l’apporto di noi giovani collaboratori, un ricco e variegato palinsesto articolato in tutta una serie di trasmissioni di genere diverso che andavano in onda durante la settimana sera per sera (i dibattiti sulle problematiche locali il lunedì ed il giovedì, lo sport il martedì, la rubrica religiosa il mercoledì, il talk-show tra informazione, cultura e spettacolo il venerdì, ecc.).

Ma a letteralmente spopolare, in occasione delle campagne elettorali amministrative, erano i “faccia a faccia” in diretta tra i candidati sindaci avversari dei vari Comuni, che Bosco andava personalmente a contattare per invitarli negli studi castiglionesi di Via Abate Coniglio. Tanto per rimanere alle memorie di chi scrive, un autentico “cult” televisivo locale fu, ad esempio, il confronto tra l’ingegnere Paolo Spatola ed il farmacista Giuseppe Bombara, candidati a sindaco di Francavilla di Sicilia nell’autunno del 1993: la sera in cui andò in onda, nel centro abitato francavillese sembrava essere calato il “coprifuoco”, con tutta la gente asserragliata in casa a seguire ed a videoregistrare quell’avvincente “duello massmediatico” tra i due aspiranti primi cittadini, quasi fosse una partita della Nazionale alla finalissima di un Mondiale di Calcio.

Sempre in quegli anni, che purtroppo non torneranno più, Giovanni Bosco affidò al sottoscritto ed al regista Pippo Marino la realizzazione del telegiornale quotidiano. E tanto fu il successo di quel notiziario che quando a noi conduttori capitava di andare in giro nei vari Comuni del vasto bacino d’utenza di Rta, ricevevamo addirittura richieste di autografi, soprattutto da parte di anziani e bambini; per costoro, infatti, non vi era differenza tra Rai, Mediaset, La7 e la piccola emittente di paese: bastava apparire sul teleschermo per essere “qualcuno”. E sino a qualche anno addietro tanta gente ci fermava in strada per chiederci che fine avessero fatto quel seguitissimo Tg locale e gli altri “format” ideati dal vulcanico Giovanni Bosco (in particolare “Martedì Sport” ed il talk-show “Gente dell’Alcantara”), “deceduti” a metà Anni Novanta insieme all’emittente che li irradiava, stritolata dagli oneri imposti all’emittenza locale dalle sempre più restrittive normative in materia televisiva.

Nel professore Bosco, tuttavia, la voglia di televisione non si è mai sopita: ultimamente, anche se di rado, ci capitava di incontrarlo, e lui, pur sotto il peso della sofferenza, accennava sempre con toni speranzosi ed appassionati alla possibilità di riattivare l’emittente attraverso questo o quell’altro “stratagemma” o coinvolgendo facoltosi imprenditori di sua conoscenza. Noi lo ascoltavamo piuttosto indifferenti, consapevoli che ormai le nuove forme di comunicazione via Web hanno decisamente soppiantato quelle tradizionali quali le tv (con Internet e con i social network ogni comune cittadino può “farsi in casa” la propria televisione). Pur tuttavia ammiravamo quel suo pervicace attaccamento ad un “sogno” destinato a rimanere utopia.

Così come tanti altri validissimi operatori dell’informazione di nostra conoscenza, probabilmente nemmeno il professore Bosco si è curato di avviare le pratiche per conseguire il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti, malgrado la sua frequentazione del mondo della comunicazione fosse iniziata negli anni giovanili con la carta stampata, ossia molto prima ancora dell’esperienza televisiva. Era in particolare fiero di aver fatto parte dell’eroico manipolo di intraprendenti corrispondenti reclutati dal compianto Pippo Fava per il nuovo quotidiano che il fondatore della coraggiosa rivista “I Siciliani” allora dirigeva a Catania e che si chiamava “Il Giornale del Sud”. «Seguivo soprattutto il Calcio locale – amava ricordare al riguardo Giovanni Bosco – ed in particolare la squadra di Francavilla di Sicilia, che allora furoreggiava. Il direttore Fava pretendeva le cronache delle varie partite domenicali entro pochi minuti dal fischio finale dell’arbitro. Pertanto, anziché perdere tempo per tornare a casa e mettermi davanti alla macchina da scrivere, non appena terminato l’incontro mi recavo in tutta fretta in una cabina telefonica del paese ed il pezzo glielo dettavo, come suol dirsi, “a braccio”».

Il professore Bosco, originario della piccola frazione castiglionese di Gravà, lascia di sé il ricordo di una persona dalla simpatia contagiosa ed in grado di infondere ottimismo e positività a chiunque avesse a che fare con lui.

L’ultima sua “diretta” avrà luogo domani pomeriggio, giovedì 12 ottobre, nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Castiglione di Sicilia, dove alle ore 15,30 gli verrà rivolto l’estremo saluto.

In questi momenti di sconforto, la Redazione del “Gazzettino Online” vuol essere vicina alla vedova, ai figli ed ai familiari tutti di questo valorosissimo Maestro dell’informazione.

Rodolfo Amodeo

 

FOTO: Giovanni Bosco in giovane età ed in una delle sue ultime uscite a Castiglione di Sicilia

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