Catania

G7 a Taormina tra istrionismo “trumpiano”, promozione del territorio e paure della gente

G7 a Taormina tra istrionismo “trumpiano”, promozione del territorio e paure della gente

Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione da Giuseppe Leotta, giovane politico ed operatore culturale di Giardini Naxos, il quale ha mirabilmente sintetizzato in essa i contenuti, gli esiti e le “atmosfere” del recente summit internazionale tra i “grandi” del pianeta svoltosi nella capitale siciliana del turismo

Spett.le Redazione del “Gazzettinonline”,

è difficile orientarsi nella nebbia carica di rabbia e veleni calata su Taormina e Giardini Naxos nel “post-G7” ed alimentata dalle numerose polemiche sollevate, alcune in maniera legittima, da tanti concittadini.

In primo luogo bisognerebbe chiedersi quali indicazioni ci arrivano da questo vertice internazionale in merito ai grandi temi di geo-politica contemporanea.

Chiariamo subito che chi si aspettava che il G7 di Taormina rappresentasse un “big shift” (ossia un momento determinante) per gli attuali equilibri sulla scacchiera mondiale è rimasto prevedibilmente deluso. I leader mondiali hanno faticato a contenere l’istrionismo di Donald Trump, e fare breccia nella nuova visione del mondo che il neo eletto presidente americano sta costruendo si è rivelata impresa impossibile. Il vertice internazionale taorminese è stato così archiviato con dichiarazioni d’intenti piuttosto che con risultati concreti raggiunti.

Le politiche sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e sugli scambi commerciali si sono rivelate i banchi di prova più spinosi.

Nella prima fattispecie, i leader di questa Unione Europea così criticata e bistrattata, nonostante tutte le fragilità e le contraddizioni che la attraversano, sono quantomeno riusciti a battere i pugni sul tavolo difendendo gli accordi di Parigi e trovando sponda fertile nelle altre potenze, come Canada e Giappone. Se l’America vorrà cambiare radicalmente la sua politica energetica si troverà a percorrere una strada deserta, senza compagni di ventura.

In tema di commercio, invece, Trump incassa un impegno formale contro le “pratiche commerciali scorrette” (così le ha lui stesso definite) che lo hanno portato all’evitabile incidente diplomatico con la Germania, ma deve cedere sull’apertura dei mercati globali da difendere contro ogni revanscismo protezionistico.

Ma ciò che più si avvicina ad un risultato concreto è forse il documento sui temi di genere, che impegna i sette Paesi ad importanti investimenti per contrastare la violenza sulle donne, per riconoscere l’inestimabile valore economico delle attività da queste ultime svolte, anche e soprattutto all’interno delle mura domestiche, e per la ricerca e raccolta di dati statistici essenziali per monitorare tale deprecabilissimo fenomeno.

Se, dunque, questo G7 taorminese è stato un mezzo flop dal punto di vista politico, chi sono stati i veri protagonisti e beneficiari del vertice? La Bellezza, senza dubbio. Vestita con nastri tricolori, limpida ed a tratti esuberante. Le immagini di Taormina e della baia di Naxos e della profondità della cultura del nostro territorio sono rimbalzate insistentemente su tutti i maggiori canali d’informazione del mondo. Taormina, da mera cornice, è assurta a “star” del red carpet. Una vetrina sontuosa per un territorio e la sua isola, che tornano prepotentemente ad imporsi nell’immaginario collettivo mondiale, come ai tempi della “stupor mundi” corte federiciana.

Ma questo G7 di Taormina ha avuto anche altri protagonisti che, pur rimanendo ai margini del palcoscenico, non hanno interpretato una parte meno importante. Sono le tante persone riunitesi nella vicina Giardini Naxos per il corteo “NO-G7”: tutte storie di idealismo, condivisibile o meno, in un mondo che sembra essersi stancato di inseguire sogni ed idee. Storie di un professore universitario e della sua passione per lo studio dei movimenti sociali. Storie che parlano di attivismo e di società civile che pochi minuti di follia da parte della solita masnada di imbecilli non possono appannare. E poi ci sono le storie dei nostri commercianti, molti dei quali lavoratori della prima ora che hanno deciso, forse influenzati da un clima eccessivo di paura – come affermato da qualcuno – di proteggere i sacrifici di una vita dietro solide barricate. Possiamo biasimare queste persone per aver provato il sentimento più umano che esista? Possiamo colpevolizzarle per aver avuto paura? Personalmente non credo che questo eccesso di umanità vada stigmatizzato, perché nonostante la buonafede dei manifestanti non c’era nessuna garanzia che tafferugli come quelli di Genova o Lucca non potessero ripetersi.

Una nota a margine la meritano certamente tutte le forze dell’ordine e l’imponente macchina organizzativa costituita dai tanti volontari ed operatori sanitari per il loro egregio operato: storie di dedizione e senso dello Stato.

Tutti questi protagonisti, universi lontani e non comunicanti, con le loro storie hanno avvolto il palcoscenico principale. Peccato che non abbiano trovato il modo di sovrastare le urla, le barricate ed i pregiudizi per ascoltarsi e dialogare. Ebbene sì…: quell’incapacità di “ascoltare” che già il Pontefice di Roma aveva indicato come uno dei grandi mali del nostro tempo.

Mi sono forse dilungato un po’ troppo, perdendomi nella selva di pensieri che mi frullano in testa. Mi corre comunque l’obbligo di chiudere questa riflessione con l’auspicio che polemiche e veleni vengano archiviati il prima possibile. Perché il G7 è già alle spalle, mentre sono innanzi a noi le innumerevoli sfide che popolano il nostro orizzonte.

Grazie per l’ospitalità,

Giuseppe Leotta

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