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I tentacoli del clan Laudani a Milano: 15 arresti. Due fermi anche a Catania I NOMI LE INTERCETTAZIONI VIDEO

I tentacoli del clan Laudani a Milano: 15 arresti. Due fermi anche a Catania I NOMI LE INTERCETTAZIONI VIDEO

Alle prime ore di lunedì 15 maggio 2017, militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e personale della Squadra Mobile della Questura di Milano hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia (Procuratore Aggiunto dr.ssa Boccassini e Sostituto Procuratore dr. Storari), nei confronti di 15 soggetti (di cui 11 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 divieto di dimora), a vario titolo accusati di far parte di un’associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia mafiosa catanese dei “Laudani” o “Mussi i ficurinia”.

 

Nella mattinata, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno dato esecuzione, in provincia di Catania, al decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia a quella sede, in collegamento investigativo con la D.D.A. di Milano, nei confronti di 2 indagati accusati di far parte dell’associazione di tipo mafioso riconducibile alla predetta famiglia “Laudani”.

Contestualmente, è stata data esecuzione ai seguenti provvedimenti cautelari di natura reale:

• misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche, disposta dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, ai sensi dell’art. 34 del d.lvo 159/2011 (codice antimafia) nei confronti della Lidl Italia Srl, (società operante nel settore della grande distribuzione), con riferimento alle Direzioni Regionali di Volpiano (TO), Biandrate (NO), Somaglia (LO) e Misterbianco (CT), che amministrano complessivamente 218 filiali;

• sequestro preventivo disposto dal G.I.P. del Tribunale di Milano, ai sensi degli articoli 240 c.p. e 321 c.p.p., delle quote di 10 società e cooperative riconducibili al cd. “gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese, alle cui dipendenze risultano circa 190 dipendenti) nonché 3 beni immobili, oggetto di intestazione fittizia ai sensi dell’art. 12 quinquies d.l. 306/1992;

• decreto di fissazione di udienza, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Milano ai sensi dell’art.47 d.l.vo 231/2001 (responsabilità amministrativa degli enti), al fine di decidere sulla nomina di un commissario giudiziale per la durata di 1 anno, nei confronti di 5 società riconducibili alla “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della sicurezza e della vigilanza, alle cui dipendenze risultano circa 600 dipendenti);

• sequestro preventivo d’urgenza disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, relativo a disponibilità finanziarie per un importo per equivalente di oltre 2,5 milioni di euro, derivante da reati di natura fiscale.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e dalla Squadra Mobile della Questura di Milano, hanno consentito di individuare l’operatività di un’associazione, prevalentemente composta da imprenditori attivi, anche attraverso prestanome, nei servizi di vigilanza, sicurezza, cortesia e logistica.

L’indagine, avviata a giugno 2015, ha consentito di accertare che la citata famiglia mafiosa dei Laudani è riuscita, attraverso una serie di società e cooperative riconducibili al cd. “gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo e facenti capo a diversi imprenditori – tra i quali Luigi Alecci, Giacomo Politi, Emanuele Micelotta ed i fratelli Alessandro Fazio e Nicola Fazio, tutti collegati a Orazio Salvatore Di Mauro, organico dei “Laudani” – ad infiltrarsi nel tessuto economico lombardo.

Luigi Alecci è la figura di riferimento del sodalizio, in grado di gestire e mediare i rapporti tra gli imprenditori con i quali è in affari, mentre i fratelli Fazio, su sollecitazione del predetto, di Giacomo Politi e di Emanuele Micelotta, concorrono ad inviare, per il tramite dell’affiliato Enrico Borzì, somme di denaro contante in Sicilia destinate al sostentamento economico delle famiglie dei detenuti appartenenti alla famiglia mafiosa “Laudani”.

I fratelli Fazio sono imprenditori che operano nel campo della vigilanza e della sicurezza, attraverso diverse società della “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo e forniscono numerosi servizi a favore di strutture pubbliche e private, in particolare presso catene di supermercati su tutto il territorio nazionale.

Le dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani, in particolare quelle riconducibili ai fratelli Fazio, sono funzionali ad ottenere commesse ed appalti in Sicilia dalla Lidl Italia srl, garantendo così il monopolio e la cogestione del settore nonché veicolando il reclutamento del personale da assumere.

Il denaro, grazie alla connivenza di un professionista, Attilio Alfonso Parlagreco, viene monetizzato attraverso società riconducibili anche a prestanome – tra i principali, Alberto Monteverde, Vincenzo Strazzulla, Vincenzo Greco, Antonino Ferraro e Rosario Spoto – e proviene da diverse attività illecite (emissione di fatture per operazioni inesistenti ad oggi quantificate in oltre 2,5 milioni di euro, omessa dichiarazione ed omesso versamento IVA).

Tali provviste sono destinate anche a finanziare attività di corruttela di amministratori di enti pubblici e di dirigenti della Lidl Italia srl, quale Simone Suriano, al fine di assicurarsi l’assegnazione dei lavori di restyling e rifacimento delle filiali di quest’ultima società, mediamente per un importo di circa 3 milioni di euro annuali.

L’attività di penetrazione nei pubblici appalti, in particolare quelli assegnati con affidamento diretto, gestiti dalla dr.ssa Giovanna Rosaria Maria Afrone (responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali con Convenzioni Centrali di Committenza del Comune di Milano), è avvenuta grazie alle illecite influenze di due ex dipendenti pubblici, Orazio Elia (settore ospedaliero) e Domenico Palmieri, (Provincia di Milano), quest’ultimo tuttora sindacalista con delega al rapporto con le istituzioni e “stipendiato” mensilmente dal sodalizio criminale.

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